Il portale della musica Indie italiana

1) Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

“7 Grabs” è come sbirciare dentro la propria testa prima che un’idea si sia formata completamente. In questo disco ho provato a ricreare l’istante della sospensione, il momento del non-finito, ovvero quando le canzoni ti girano in testa ma non assumono ancora una forma definitiva. Sono brani nati da jam sessions con gli amici, bozzetti incompleti che hanno assunto una loro identità in fase di registrazione, e ne sono molto soddisfatto!

2) Quali sono le tue principali influenze?

I miei ascolti sono molto vari: ascolto molto folk psych/prog, ma anche hip-hop, reggae e r’n’b. Parafrasando un grande della musica italiana si può dire che apprezzo i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese e anche la musica nera africana. Diciamo però che nell’olimpo dei miei favoriti ci sono senza dubbio Paul Weller, Erykah Badu e Frank Zappa. Non so se queste influenze si sentano nel disco, ma ci sono!

3) Come nascono i tuoi brani?

Nascono improvvisamente, quando ho tra le mani uno strumento e magari in testa una qualche storia che prende forma. Altre volte invece nascono da riflessioni prettamente musicali, e lì capita che i brani ci mettano un bel po’ prima di “vedere la luce”. Ho sempre un bel back-up di pezzi in lavorazione nascosti in qualche cartella del pc: ogni tanto li riprendo, vedo se sono maturati e in tal caso li raccolgo.

4) In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Penso conti di più una pagina fb con tanti like, ma ormai conta poco anche Facebook. Io, per conto mio, non conto niente.

5) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo è che ci si diverte moltissimo, quello negativo è che a volte si rischia di divertirsi da soli, chiusi in studio, con le cuffie, i volumi altissimi.

6) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Penso che se un artista ha qualcosa da dire in materia abbia il diritto di farlo, a patto che non sia un insulto o una semplice presa di posizione con lo scopo di avere successo tra il pubblico. Questo lo fanno già, ahimè, i politici. Un artista dovrebbe esprimere un punto di vista esterno, costruttivo, propositivo. Ad esempio, se io volessi esprimere le mie idee sulla politica italiana attuale non scriverei “7 Grabs” ma black metal, però non risulterei né costruttivo né propositivo.

7) Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Non ne so assolutamente nulla, ma quando i gruppi che ascolto diventano mainstream sento il cambiamento, e generalmente é un cambiamento in peggio: forse il business ammazza l’effettiva necessità di fare musica?

8) Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le nuove tecnologie ti permettono di essere ascoltato ovunque ma la quantità di musica che circola è cresciuta esponenzialmente ed è pertanto difficile creare uno stretto rapporto con il pubblico solo con le nuove tecnologie. Credo che il rituale del concerto sia ancora il mezzo migliore per arrivare al pubblico – e sicuramente è quello più divertente e coinvolgente!

9) Qual’è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

L’indie è un fiume che sfocia nel mainstream. Alcuni riescono ad arrivarci, altri no, altri non ci provano nemmeno, perché il letto del fiume indipendente è molto ricco, molto vario, cambia sempre e non ha una vera identità. Il mainstream è uniformato, definito, inquinato, e chi ci arriva non può tornare indietro.

10) Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Penso che sia una cosa utile perché si basa sui fans, e un gruppo con molti ascoltatori può finanziarsi e al contempo dare ai fans ciò che desiderano. Il legame tra musicista e ascoltatori è prezioso e il Crowdfunding è certamente un mezzo per rafforzarlo.