Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

In generale ci ha ispirato riflettere su cosa ci ha portato fin qui, un percorso artistico ed umano quasi mai lineare ma che oggi rivendichiamo con orgoglio. Il messaggio di Memento è proprio questo : fare tesoro del nostro passato, dei fallimenti, delle relazioni perdute e di tutti quegli aneddoti di cui forse non andiamo fieri. Infondo senza quelle lezioni, oggi non saremmo noi stessi.

Quali sono le vostre principali influenze?

Siamo cresciuti ascoltando gruppi come Radiohead, Massive Attack, Depeche Mode…il nostro mood lo abbiamo ereditato da loro. Ma anche nel pop abbiamo i nostri miti : David Bowie, Prince e George Michael su tutti; spaziavano tra infiniti generi rimanendo sempre riconoscibili.

Come nascono i vostri brani?

Tanta improvvisazione in studio. Una linea nata al piano, una patch su di un synth uscita più o meno casualmente come nel caso di Birds, oppure dalla curiosa ricerca di un sound già ben delineato. Ci piace molto giocare con i Samples che troviamo in giro, estrapolarne le parti più interessanti per creare nuovi spunti.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Risposta complicata, ci proviamo. Contano entrambe, ma è sempre stato così. Dinnanzi a qualsiasi grande band e/o icona del passato troviamo grandi dischi, ma pur sempre interpretati da grandi personaggi mediatici in grado di influenzare le masse e smuovere il mercato. Oggi è cambiata la modalità in cui si consuma l’immagine legata all’artista, ma le logiche del sistema rimangono le stesse.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Certamente, se intendiamo il termine Indie per ciò che davvero dovrebbe qualificare, ovvero un artista indipendente, libero da legami che ne restringano la creatività. In Italia alcuni tendono ad identificare il termine Indie in un genere proprio, comprendendo tutta una serie di band e/o artisti che sono di fatto mainstream.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Che fa il suo mestiere, ovvero business. Tutti vorrebbero cambiarlo, ma la verità è che il mercato si ciba della nostra stessa pigrizia. Per quale ragione una major dovrebbe azzardare qualcosa di radicalmente diverso quando tutti ascoltano le stesse cose?

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Sicuramente. Oggi un artista non può fare a meno di usare i mezzi che i loro potenziali fan utilizzano. Quanto alla distanza che a volte si crea fra artisti e fan, crediamo che non bisogna mai dare la colpa al mezzo in sé, semmai all’utilizzo che se ne fa.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine sta nella libertà di espressione. Nel momento in cui si sceglie di realizzare un prodotto esclusivamente in funzione della tendenza del momento, dei dettami di un’etichetta e/o di un dato pubblico, si è già sconfinati nel mainstream, a prescindere da quanta popolarità si possiede.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Si, può essere una strada da percorrere, ma deve essere accompagnata da un percorso leale e virtuoso di crescita con la propria fanbase. Si deve crescere insieme, condividere le reciproche esperienze nel corso del tempo e porsi dei chiari obiettivi.

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