Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Nella composizione ci siamo ispirati a noi stessi, essenzialmente la nostra musica è la somma delle nostre esperienze, ciò che viviamo ogni giorno finisce nelle nostre canzoni. È una sorta di sfiga perché chi ci ascolta sente le nostre vite, purtroppo o per fortuna.

Quali sono le vostre principali influenze?

Le nostre influenze sono molteplici, siamo 4 ragazzi che ascoltano generi diversi ma l’imbuto si restringe verso il brit rock e il cantautorato che sono le nostre radici.

Come nascono i vostri brani?

I nostri brani nascono dall’esigenza di voler comunicare qualcosa, a volte da un testo e il vestito musicale gli si cuce addosso, altre volte il testo si adatta alla musica. I contenuti di ciò che diciamo non devono essere secondari, quindi musica e testo vanno insieme, di pari passo.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Un buon disco è fondamentale, quella è musica e non può non essere fatta a dovere, per quanto riguarda la parte social più che avere tanti like bisognerebbe sapere pubblicizzare là proprio musica, perché possiamo fare anche il disco dell’anno ma se non lo ascolta nessuno a cosa serve?

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Ci riconosciamo nell’essere indipendenti perché non abbiamo dettami dall’alto, siamo pienamente liberi nonostante abbiamo un’etichetta nazionale. Essere indie, come l’essere rock, non è un tipo di musica, ma è attitudine e quella non puoi fingerla.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

L’attuale music business ha abbandonato il divismo degli anni ’80, si è tornati alla personalizzazione dell’artista, cioè a configurare prima il personaggio poi la musica. Per noi la musica è la base di tutto e il business che gli gira intorno tende a rovinarla, business e arte dovrebbero essere antitetici in teoria.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

I nuovi mezzi aiutano a tenere il contatto tra fan e artista, quello sì, anche se il modo migliore per avere un rapporto è andare ai concerti, quello è difficile che possa cambiare. Credere che i social siano la realtà è un errore, è artificiale.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine essenzialmente è quanta pubblicità riesci ad avere, ciò che è mainstream arriva in più canali e quindi a più persone, l’indie, in teoria, dovrebbe essere una nicchia. Ma come già detto l’essere indie è attitudine, non un genere.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Assolutamente si, noi abbiamo realizzato il nostro primo disco con il crowdfunding. A qualsiasi livello può aiutare e soprattutto è uno strumento di fiducia perché è una donazione “al buio” e ciò responsabilizza ancora di più.

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