Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo disco “Play”. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Diversamente rispetto ai lavori precedenti in cui c’era una tematica che legava le singole tracce, Play è una raccolta di canzoni che volevo pubblicare e alle quali tenevo molto per motivi diversi. Ho anche affrontato temi in maniera più diretta e che in presenza non mi era mai capitato di trattare come l’amore per l’Italia in “oggi si fa l’Italia” o nuovi punti di vista come in “strana la velocità” dove ha connotazione negativa questo continuo accelerare che non permette di godersi “il momento”. Musicalmente avevo invece l’idea di dare un’impronta acustica che potesse rispecchiare quello che sarebbero stati i brani poi suonati dal vivo.

Quali sono le tue principali influenze?

Sto ascoltando molta musica italiana in questo periodo ma su tutti i fronti: dalla trap, al rap, all’indie, al rock, ai cantautori ecc.  Continuo ad essere interessato all’utilizzo della parola nella canzone. Per me è una parte fondamentale e credo che ci siano molti artisti bravi nella costruzione dei testi. Coma cose per esempio li trovo molto interessanti dal punto di vista della scrittura.

Come nascono i tuoi brani? 

Da un punto di vista tecnico scrivo tutto insieme. Mentre suono un giro armonico costruisco la melodia con appoggiare sopra già delle parole. Poi si passa alla revisione finale. Le tematiche sono invece le più disparate. Situazioni di fantasia per poter esprimere in modo chiaro un concetto e più in genere il mondo dei sentimenti.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Se il fine è quello di avere molto seguito contano entrambi. Ormai devi essere in grado di offrire qualità alla quantità. Ossia devi essere un professionista della musica con capacità di marketing per poter presentare al maggior numero di persone quello che proponi. Se invece quello che ti interessa è scrivere quello che senti, partendo principalmente da una propria esigenza, allora è la musica il punto focale

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Per quanto mi riguarda, fare musica mi aiuta a “non pensare”. Perdo la cognizione del tempo quando scrivo o quando suono. Per me è una necessità come per altri può essere disegnare o dipingere o scrivere un diario. Un aspetto negativo potrebbe essere un’errata interpretazione del testo di una canzone da parte dell’ascoltatore rispetto alla tematica affrontata da chi invece ha scritto. In ogni caso il detto dice che “la malizia è nelle orecchie di chi ascolta”

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Penso che ognuno debba fare la propria scelta in termini di stile e di contenuti. Non mi piace il “fare politica” in musica con la finalità di avere consensi.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Tutto cambia velocemente e anche gli attori della musica devono stare al passo se vogliono ritagliarsi uno spazio. Oggi hai la possibilità di produrre un brano in uno studio casalingo, promuoverlo sui social e avere il mondo a disposizione e in tempo reale. Molto intermediari non esistono più. In qualche modo puoi essere realmente indipendente e questo permette di ridurre i compromessi ai minimi termini. Questo mi piace. Molto.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Credo si siano accorciate le distanze tra artisti e pubblico. Anche per quelli del mainstream. Credo anche che in questo modo possa essere più semplice il rapporto, e le collaborazioni, tra i singoli artisti. Ma qui entrano in gioco anche le caratteristiche personali e la volontà.
Il confronto e le attività allargate mi piacciono moltissimo e credo che siano un bene per la musica. Credo che siano l’essenza del fare musica.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Credo non esista più. Mi sembra di vedere che il termine “indie” viene comunemente utilizzato per individuare un genere (quello dei nuovi cantautori con sonorità più o meno vicine agli anni 80) mentre un genere non è.

Ti riconosci nella definizione di artista indie? 

Mi riconosco per il fatto di essere realmente indiependente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Scrivo di continuo e mi piace inventare situazioni divertenti e interessanti a contorno delle canzoni. Ho qualcosa in mente, ma sarebbe prematuro parlarne.

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