Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Nello scrivere questo brano sono stato spinto dal bisogno di affrontare un periodo di crisi, di bassa autostima. In particolare a guidarmi è stata l’idea che anche noi, come collettività, stiamo attraversando qualcosa di analogo. Difatti “Matondo” è un brano contro il mito del cambiamento, un tema più che mai attuale.

Quali sono le tue principali influenze?

Mi lascio influenzare da tutto ciò che incontro. Per scrivere traggo ispirazione dal cinema, dalla letteratura, dalla filosofia. Anche musicalmente sono abbastanza onnivoro, in generale faccio fatica a restare uguale a me stesso, mi piace sperimentare.

Come nascono i tuoi brani?

Non ho un metodo preciso, a volte scrivo quando trovo una base che mi permette di entrare in contatto con l’emozione o con il contenuto che vorrei esprimere. Altre volte invece scrivo senza musica, magari a partire da un concept attorno a cui ho già raccolto alcune idee, poi provo su varie basi e procedo per adattamenti.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Personalmente ritengo che la cosa più importante sia suonare dal vivo. Alla fine è quello il momento in cui si celebra il rapporto tra un artista e il suo pubblico, in cui ci si ritrova tutti lì fisicamente, e si condivide un’esperienza. Direi che un buon disco getta le basi per un concerto di qualità.

Ti riconosci nella definizione di artista indie?

Non saprei nemmeno dire quale sia questa definizione quindi no, non mi ci riconosco.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Mi sembra che alcune forme di consumo si siano espanse inglobando anche le nicchie e gli ambienti più piccoli. Se questo sia un bene sinceramente non lo so. Sicuramente molte persone si approcciano alla musica vedendolo come un mezzo per ottenere ricchezza, con fare imprenditoriale. Effettivamente ogni artista oggi è anche imprenditore di se stesso, come una piccola start-up. Io, che i soldi in testa non ce li ho, per essere arrivato fin qui mi considero un miracolato.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Credo che le nuove tecnologie abbiano modificato la forma di relazione tra pubblico e artisti. I divi oggi risultano molto più vicini, più “simili a persone”. Questa parità illusoria ci rende tutti dei potenziali divi, influencer, leader. Il pubblico è inglobato nello spettacolo, sembra basti volerlo per “diventare famosi”. E questo desiderio di emulazione mi sembra che alimenti il culto delle star. Quindi apparentemente più vicini, implicitamente separati.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

È un’opposizione che mi ricorda quella tra underground e mainstream, che dieci anni fa organizzava internamente il rap italiano e che oggi è pressoché in disuso. In generale le nicchie attraggono perché sono viste come più autentiche, in contrasto con la presunta artificiosità del mainstream. Un po’ come succede nel porno con la differenza tra video amatoriali e professionali…

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Sicuramente può essere utile, penso sia un ottimo mezzo per gli artisti emergenti che vogliono accelerare la crescita del proprio progetto.