Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Mi sono lasciata ispirare un po’ dalla musica di adesso, un po’ dalla musica classica e un po’ dalla letteratura. A healthy mix, come si suol dire.

Quali sono le tue principali influenze?

Le mie principali influenze sono di sicuro le cantautrici donne dello scenario attuale, come Levante, Angelica, Giorgieness e i grandi cantautori del passato come De Andrè o Battisti.

Come nascono i tuoi brani?

Non hanno un modo specifico di nascere, nascono e basta: a volta prima melodia e poi testo, a volte l’opposto. Ho momenti creativi molto sporadici e svaniscono presto quindi la cosa per me essenziale è buttare tutto giù su un foglio (si, scrivo ancora a mano), interrompendo qualsiasi cosa io stia facendo e ragionarci in seguito a mente lucida.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Un buon disco conta, conta molto. Però un buon disco che tieni chiuso in un cassetto in camera tua non sarà ascoltato se non da poche persone. Ci vuole un modo per arrivare e questo modo al giorno d’oggi sono i social, che ci piaccia o no. Certo, era molto più figo una volta, dove per farti ascoltare dovevi prendere la macchina e andare a consegnare i tuoi dischi a mano, ma i tempi sono cambiati e bisogna stare al passo con essi. Anche mantenere alto un profilo social è un lavoro, che non è così facile come sembra: devi fare foto, modificarle, ci sono orari precisi ecc e porta via molto tempo, però è il modo della nostra generazione per farsi conoscere ed è il riflesso di un’ evoluzione  della nostra società. Poi ogni estremismo non va bene, quando vedo quei profili con tantissimi follower ma con zero musica ovviamente sono in disaccordo.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Iniziamo con il negativo: la precarietà e la dolce schiavitù che porta con se.
Non sai mai cosa succederà, non hai sicurezze e lo so, che detto da una ragazza di diciannove anni questo discorso può sembrare ridicolo, ma anche io mi faccio i miei pensieri economici e il resto.
Inoltre sei sempre in cerca, almeno personalmente, di quella sensazione d’estasi ed è un continuo desiderio che non viene mai completamente appagato, perché talmente fugace che il secondo dopo lo desideri nuovamente. Credo però che sia insito in questo la sua bellezza, ne sei dipendente, indipendentemente da quello che credi sia giusto o meglio per te. Alla fine, stanco, deluso o disilluso sceglierai sempre la musica.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Non penso sia un dovere ma più che altro una scelta. La politica fa parte della nostra vita di tutti i giorni e un artista, prima di essere artista, è uomo. Credo inoltre che sia impossibile che una persona non abbia un’opinione politica, che può essere più o meno marcata e più o meno attuale, ma mi risulta irreale pensare che non ci sia una propensione, quantomeno di tipo morale. Ovviamente non riesco ad essere imparziale nel mio giudizio, se dovessi sentire una canzone che inneggia al nazismo, perché qui non si tratta veramente più di opinione politica, ma di giusto e tremendamente sbagliato e ogni uomo con un minimo di cervello dovrebbe capirlo, proverei disgusto. Entro un certo limite quindi la ritengo una scelta, superato quello non lo approvo, ma è tutto comunque molto relativo.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Essendo appena entrata nell’attuale mondo musicale non ne so abbastanza per poter dare una risposta esaustiva sinceramente.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Credo che al giorno d’oggi sia molto più facile contattarsi tramite i social, che hanno la funzione di collegarci tutti; questo però, se abusato, va a scapito delle relazioni umane, dell’andare ai concerti, di conoscersi realmente, di vivere assieme la musica. Come in tutte le cose di questo mondo dev’esserci un equilibrio sano.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Credo personalmente che non ci sia più un reale confine: artisti come Calcutta, Coez, Thegiornalisti non si possono più definire indie senza essere mainstream, come la corrente stessa.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Personalmente non mi è mai capitato di fare Crowdfunding, ma credo sia un mezzo utile sia per farsi conoscere (mi viene in mente Musicraiser, che non ho avuto l’occasione di utilizzare ma conosco amici che ne hanno fatto uso e hanno avuto l’opportunità di suonare in posti come l’Ostello Bello per esempio) sia per avere un aiuto economico per partire.

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