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Gli occhiali da sole, la maglia a quadri, le braccia che pendono lungo i fianchi o incrociate dietro la schiena e quel modo storto di stare di fronte al microfono.

Liam Gallagher è una rockstar a cui un’intera generazione è legata per via del suo trascorso con gli Oasis.

Lui lo sa bene e infatti apre le danze del suo live a Barolo proprio con “Rock and Roll Star”, che segue l’intro.

Il ledwall alle spalle della band rimanda immagini con fantasie ed estetiche che accentuano l’immagine di questo ragazzaccio di Manchester.

Il pubblico segue il suo beniamino di brano in brano e risponde ovviamente con particolare trasporto ai brani del periodo Oasis.

C’è da dire che la produzione di Liam è buona, i brani suonati in anteprima ed estratti dal nuovo “Why Me? Why Not”, in uscita a settembre, sono energici e in linea col suo stile.

Il concerto prosegue senza intoppi e giunge fino a Wonderwall, immancabile.

Una breve pausa ed è il momento dei bis, Supersonic, Lyla e Champagne Supernova chiudono questo concerto bello, ben suonato ma che ha avuto complessivamente una durata di quasi un’ora e mezza.

Forse iniziare alle 21 ed eseguire qualche brano in più, non avrebbe guastato.

La durata ridotta ha dato l’impressione, almeno a chi scrive, di un compitino ben eseguito, ma pur sempre di un compitino.

Mi è venuto impossibile non paragonare la performance di Gallagher a quella che Richard Aschcroft tenne due anni fa al ToDays. Un live energico, solare e con un frontman molto più comunicativo, rispetto a quanto visto ieri sera a Barolo.

Ma Liam è una rockstar e lo è sempre stato.

Prendere o lasciare.