Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Mendico è un brano scritto diversi anni fa. Una canzone che non ci ha mai abbandonato e che da sempre avremmo voluto registrare. Nata in un periodo in cui il cinema italiano neorealista aveva infiammato i nostri cuori, è una canzone che è nata in bianco e nero e in studio ha acquistato colore.

Quali sono le vostre principali influenze?

Quando abbiamo iniziato eravamo molto più vicini al cantautorato “classico”.  Quello di Rino Gaetano, De Andrè, Dalla, Battisti, ma anche a Bob Marley, i CCR e i The Doors, i The Beatles e la musica brasiliana.  Negli ultimi anni la formazione è cambiata e siamo cambiati anche noi portando dentro nuovi ascolti come: I Gomez, King Gizzard & the Lizard Wizard, i Vulpeck, Motorhead i Tame Impala, i Moderat i Gorillaz e Dirty Projector. Dei nostri contemporanei e connazionali amiamo tantissimo il lavoro di Iosonouncane, Giovanni Truppi, Di Martino, Giorgio Poi e Lucio Corsi, ma è troppo difficile dover fare una lista completa, ci vorrebbero giorni!

Come nascono i vostri brani?

Non c’è un modo in cui nascono le nostre canzoni; passiamo molto tempo assieme in saletta, cosiddetta stanza della Nonna. Condividiamo molto per cui quando uno di noi ha un’idea la mette al centro e assieme ci lavoriamo.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Conta sicuramente il bel disco. La pagina social è il mezzo anche se preferiamo pensarla un po’ alla vecchia, quando per farsi conoscere serviva suonare tantissimo e ovunque. Dunque dalla torre buttiamo sicuramente i social e la frenesia che li circonda.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Già artista è una bella responsabilità! Però se indie lo intendi come lo si intendeva fino a 5/6 anni fa, con una connotazione più sociale che di genere, allora si. Quando avremo ultimato l’album magari ci rivedremo e ci dirai anche tu.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Non abbiamo un’idea ben precisa in quanto ci stiamo affacciando adesso. Non ci fa impazzire l’idea però siamo coscienti che se vogliamo fare questo di lavoro ci dobbiamo avere a che fare.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

La cosa interessante è che sembra che siano stati abbattuti alcuni muri, quelli che portavano ad idealizzare un artista. Musicalmente adesso poi se non conosci un cantante o una band puoi scoprirlo nel giro di 10 minuti. Dall’altra parte ci siamo abituati ad una conoscenza superficiale delle cose, oltre ad annoiarci in brevissimo tempo della novità. Poi c’è anche chi si accontenta seguire l’artista sui social invece di andare ai concerti, magari guardando una bella diretta del tuo amico che ci è andato.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Bella domanda! Forse siamo esattamente a metà di una fase di transizione in cui stanno cambiando un po’ di cose nella musica, anche questo labile confine…aggiorniamoci tra qualche mese!

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Saremmo ingrati e falsi dicendo che il Crowfunding non è utile ad un gruppo che vuole produrre un disco. Noi abbiamo portato al successo due campagne che ci hanno dato la spinta iniziale per fare i nostri dischi. Non li abbiamo prodotti interamente così, ma comunque è stata una bella sensazione quella di sapere che tantissimi credono in quello che fai e lo prendono sul serio.

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