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Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

4 SEASONS è un EP che ripercorre le quattro stagioni associandole agli stati d’animo che potrebbero trasmettere, in maniera del tutto personale in realtà ho cercato di impersonificarle a mio piacimento, a tutti gli effetti parlo attraverso loro. Al primo ascolto potrebbe risultare molto leggere per via delle sonorità che ho scelto ma penso che i testi possano dare una seconda chiave di lettura più malinconica anche per quanto riguarda le stagioni che spesso vengono associate ad un clima più vivace, solare. Ho scelto di entrare in una dimensione particolarmente intima, questo lavoro è inevitabilmente segnato dall’accaduto del periodo in cui l’ho scritto, il cambiamento è la base, il concept generale diciamo. Non me la passavo bene soprattutto a lavoro, avevo appena cambiato casa quindi ho avuto modo di riflettere su nuovi temi, è un disco che parla di crescita e di redenzione in un certo senso.

Quali sono le tue principali influenze?

In partenza dal genere Metal, Rock e Punk, soprattutto dai dischi dei Linkin Park, la recente morte di Chester è stato un duro colpo per me, è come se avessero strappato una parte di me.
Mi sono avvicinato al Rap nel periodo adolescenziale con i Club Dogo ovviamente, in quel periodo erano la punta di diamante del Rap italiano, ma si può dire che la mia maggior influenza sia quella di Marracash nel panorama nostrano. Più in generale vado pazzo per A$ap Rocky, la sua musica mi ha letteralmente salvato nei periodi peggiori e non vedo l’ora di vederlo dal vivo al Carroponte. Ascolto un po’ di tutto comunque, cerco di tenere la mente allenata e di non farmi condizionare troppo dal panorama mainstream.

Come nascono i tuoi brani?

Non seguo un metodo preciso nel processo creativo o di scrittura nello specifico, sperimento, cerco di cambiare il tiro per non fossilizzarmi troppo sullo stesso stile. Non voglio essere etichettato come lo stronzo depresso o il cantastorie e robe di questo tipo, faccio il mio. A volte scrivo a vuoto, senza strumentale intendo, poi la costruisco sulle parole assieme al mio team, è una cosa che mi viene piuttosto facile in fin dei conti il tempo è una nostra costruzione mentale, posso immaginarlo non c’è bisogno di ascoltare per forza una linea di batteria. Posso dire di essere molto istintivo nella scrittura, difficilmente mi do una tematica precisa prima di cominciare, buona la prima insomma ed è difficile che riscriva un pezzo o lo corregga, se non mi piace lo butto e rifaccio da zero.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Sicuramente un buon disco, ci sono artisti che scopro da Spotify senza una minima idea di che faccia abbiano. Se mi piace la tua musica poi mi informo e vado a cercarmi i profili social per rimanere aggiornato e io stesso cerco di fare così, difficilmente pubblico foto personali o che comunque non siano attinenti alla musica, vorrei che le persone si concentrassero su quello, non mi interesso del gossip. Credo sia un’opinione più personale che oggettiva purtroppo, ma sono convinto che la musica vinca sempre.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Di positivo potrei fare un elenco infinito, per quanto mi riguarda è uno sfogo e probabilmente il modo migliore per riuscire a raccontarmi intimamente, ci sono cose che scrivo e che nemmeno le persone più vicine a me conoscono, è il mio modo per uscire dal guscio. Di negativo c’è che finché non fai grossi numeri o date importanti le persone lo considerano un hobby senza sbocco, come se non ci fosse del sacrificio alle spalle di tutto quel lavoro, una specie di giocattolo di cui dovresti stancarti prima di perdere troppo tempo, sono le loro frustrazioni a parlare io le sfogo nei miei testi.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Assolutamente sì, non credo sia obbligatorio ma lo apprezzo molto personalmente.
Credo che sia compito degli artisti anche l’educazione degli ascoltatori, non parlo di una morale ma è un mezzo di comunicazione così potente da non poter essere sprecato. Non dico di voler sentire dei mega pipponi sulla politica, la musica è fatta per intrattenere, ma c’è modo e modo di affrontare la cosa. Però sono abbastanza sicuro di poter scrivere un disco intero in cui tiro merda sulla Lega, per intenderci.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Non so nulla dell’attuale music business, quando firmerò un contratto discografico avrò più elementi per giudicare e rispondere a questa domanda. Spero che le cose continuino ad andare così bene anche in futuro in modo da assicurarmi il posto fisso, come in comune ecco.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Penso che abbiano condito inutilmente la scena musicale. Sicuramente hanno pericolosamente rimosso certe barriere, ma è solo un’illusione e spesso non si coltiva il proprio gusto, un senso critico personale perché tutti vogliono stare in quel posto, avere quei vestiti e avere quei soldi e la soluzione al problema è l’emulazione ma, gli artisti mostrano quello che vogliono, proprio come chiunque utilizzi un social network.
Dalla nostra c’è da dire che non avere una risposta immediata proprio in un ambiente che fa dell’istantaneo la sua causa crea un sacco di problemi, diventa frustrante, stai sempre lì a controllare la risposta del pubblico, l’attesa ci distrugge ed è così per tutti. C’è sempre quella vocina che dice che dovresti far vedere di più, metterti in mostra il più possibile, cazzate di tutti i tipi, mentre porti a spasso il cane che piscia, non frega un cazzo a nessuno, perché il pubblico vuole lo show, devi essere sempre sul pezzo e fare cose strane, far vedere che sei speciale, ma la cosa bella è proprio che non lo siamo, abbiamo solo una missione diversa, quella di comunicare, di farvi ballare, ridere e piangere, siamo al mondo per questo. Poi ci sono anche dei difetti ovviamente ma non mi va di essere negativo.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine lo superi quando sei sulla bocca di tutti, in quel momento sei mainstream, tutti parlano di te, la fama è mainstream per definizione. Quando non puoi più camminare per strada senza che ti fermino per un selfie ogni trenta secondi allora hai superato il confine dell’indie e non ci trovo nulla di male, tranne le foto ecco. Odio fare le foto, ma a me non le chiedono quindi si può dire che sono Indie, nell’animo.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Non ne ho mai fatto uso ma conosco degli artisti che l’hanno fatto e continuano a farlo e sono felice che ci siano delle alternative agli sponsor classici o agli investitori. Questo è sicuramente uno dei lati positivi della tecnologia, il tuo pubblico che supporta realmente il tuo operato, che vuole la tua arte e la finanzia, penso sia bellissima questa cosa.  A me non hanno mai dato un euro, forse mi odiano, nel caso qualcuno legga questa intervista e si innamori improvvisamente di me invece, si senta pure libero di contattarmi e fornirò il mio IBAN. Offerta minima di 100€ che mi faccio la spesa e mi compro le scarpe nuove.

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