Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Il nostro ultimo album si intitola “L’ultima cena” e contiene dieci tracce che sono, per così dire, un tributo a chi dice addio, a chi lascia qualcosa per scelta o per costrizione. Le varie canzoni sono nate senza un filo logico precostituito, ma una volta che si sono trovate tutte insieme è nata l’idea per questo album.

Quali sono le vostre principali influenze?

Una particolarità della nostra band è proprio il fatto che ognuno di noi è influenzato da generi molto diversi tra loro e questo si rispecchia nelle nostre canzoni. Ogni pezzo assorbe una particolare influenza grazie al contributo dato da ogni membro del gruppo.

Come nascono i vostri brani?

I brani nascono nella più classica maniera del cantautore: una piccola stanza, qualche idea e il bisogno di attenuare il dolore e giocare con i sogni.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Una pagina con tanti like conta moltissimo al giorno d’oggi, ma noi preferiamo continuare a darci da fare, avendo come unico obiettivo quello di cercare di fare della buona musica.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Se la parola indie, come in origine, significa artisti indipendenti, allora assolutamente sì, proprio perché il nostro percorso artistico nasce e prosegue come indipendente. Se parliamo, invece, di indie inteso come genere musicale, allora non sta a noi deciderlo.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Pensiamo che purtroppo sia il più grande ostacolo ad un naturale percorso artistico che dovrebbe prevedere una ricerca orientata verso la qualità di ciò che si sta facendo. Il risultato economico dovrebbe essere legato al merito e non essere il fine unico di una buona operazione commerciale.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Di certo, si è guadagnato in termini di differenziazione dei generi musicali. Altro grande vantaggio delle nuove tecnologie è quello di avere facilitato l’accesso a tutti, soprattutto ai più curiosi, attratti da un’onesta ricerca musicale. Allo stesso tempo, però, si è perso in termini di attenzione all’ascolto. In altre parole, ci si è allontanati da quello che era l’ascolto completo dell’album, alla ricerca della sua intensità.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Purtroppo, il confine stesso, nel senso che l’idea di ufficializzare da un lato una musica di consumo e, dall’altro, una musica di tipo alternativo, è comunque una creazione consumistica preparata a tavolino.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Sicuramente il Crowdfunding può essere un mezzo estremamente utile, soprattutto quando si ha per le mani un progetto capace di stimolare le persone a partecipare. Noi non siamo contrari per principio, ma per il momento abbiamo preferito non utilizzarlo. Per la produzione del nostro ultimo disco, abbiamo beneficiato dell’aiuto di persone vicine al nostro progetto che hanno deciso di sostenerci.

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