Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Non so di preciso come sia nato il nostro album “Ho visto il mondo”. E’ come il concepimento di un bambino, che sia su una lavatrice, nella toilette di un aereo o magari in una romantica suite, alla fine non importerà più a nessuno il come. Non vorrei deludere le aspettative, ma è il rapporto tra una penna e un foglio.

Quali sono le vostre principali influenze?

La nostalgia per la buona musica…quella vera. La cosa che mi piace di più della nostra musica è l’imprevedibilità di ciò che stai per ascoltare. La nostra più grande influenza è forse l’imprevedibilità.

Come nascono i vostri brani?

Uno di questi l’ho scritto mentre ero in mutande, seduto al tavolo in cucina per via del caldo afoso, altri brani durante notti insonni. Quando ero piccolo immaginavo che da grande avrei scritto su cime di montagne, solo e immerso nei miei viaggi introspettivi, magari alla vista di tramonti irripetibili, ripensandoci, qualcosa è andato storto. Successivamente passo i testi e una melodia improvvisata ai musicisti del Collettivo Ninco Nanco che ne fanno il resto, ossia danno loro una vita.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Questa domanda ce la poniamo sempre più frequentemente, ma noi siamo musicisti e non altro, per questo continuiamo a preferire gli applausi reali a qualche pollice su uno schermo.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Mio padre da un piccolo vigneto fa il vino per la famiglia, vino semplice insomma. Ogni volta che ne porto una bottiglia a qualche cena tra amici, c’è sempre qualcuno che dopo averlo bevuto mi guarda e mi fa “oh Fra buono però sto vino”. Noi ci sentiamo come il vino di mio padre, “buono e senza etichetta”. Non ci serve.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Io più che music business lo chiamerei soltanto business e non è il nostro campo.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Se l’artista riesce ad usare in modo corretto queste nuove tecnologie allora può essere una risorsa utile per avvicinarsi all’ascoltatore, se inizia a eccedere allora diventa squallido.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

E chi lo sa?Se avete una risposta più valida aiutateci a capirlo, vi prego.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Ancora non lo abbiamo sperimentato, ma noi stessi abbiamo appoggiato artisti che lo proponevano perché ci sembra una delle alternative più sane oggigiorno.

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