Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Giganti è una delle tante canzoni che nasce dalla collaborazione con Francesco Rigon, mio caro amico e produttore del brano. Anche se viviamo a diecimila chilometri da me (lui vive a Los Angeles), ci sentiamo tutti i giorni e componiamo a distanza. L’ispirazione è improvvisa… arriva l’idea e in un paio d’ore il pezzo è chiuso. Poi festeggiamo, anche se lontani, con una bottiglia di vino rosso.

Quali sono le tue principali influenze?

Ho sempre ascoltato tanta musica, da Lucio Battisti a Kurt Cobain. Ho sempre avuto un debole per il cantautorato e in Italia abbiamo avuto davvero grandi esempi come De André o Lucio Dalla. Posso dire di essere stato influenzato dalla loro scrittura.

Come nascono i tuoi brani?

I miei brani nascono in maniera molto spontanea, non so spiegare bene il tipo di meccanismo che si innesca in quel momento. I miei testi sono completamente autobiografici, forse per quello quando mi ascolto mi sale l’ansia.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Penso (o forse spero), che al primo posto per tutti quelli che fanno musica come me, ci sia sempre la voglia e l’esigenza di fare un buon disco prima di preoccuparsi dei like. Raccontarsi online oggi è importante, ma senza la musica non si va da nessuna parte.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto negativo del fare musica è senz’altro vivere negli interrogativi, nelle continue domande che un artista si fa, e nelle tante risposte che non riesce a darsi… un lancio nel vuoto ma senza paracadute. E probabilmente l’aspetto positivo è sempre lo stesso.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Io credo che ogni artista debba scrivere tutto ciò che vuole, io personalmente non ho mai avuto fino ad oggi l’esigenza di schierarmi politicamente o di trattare l’argomento nei miei testi.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Il business non mi appartiene. O meglio, mi pesa accostare la parola musica alla parola business. Penso che sia giusto rispettare tutti i ruoli, io personalmente preferisco concentrarmi sul fare buona musica e dire sempre la verità senza filtri all’interno dei miei testi.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Penso che le nuove tecnologie aiutino davvero tanto il rapporto tra musicisti e pubblico. A mezzanotte esce il pezzo, a mezzanotte e tre minuti ho già i primi feedback, e questo a mio avviso è meraviglioso.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Non mi piace molto categorizzare la musica, anche se riconosco che qualche volta è necessario. Il lato positivo dello streaming è che oggi il mainstream lo sceglie semplicemente l’utente. Quindi il confine tra indie e mainstream è inesistente.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Onestamente credo che il mercato italiano non sia ancora del tutto pronto per vedere risultati efficaci con il crowdfunding. Spero possa cambiare qualcosa per il futuro.

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