Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Stefania: Raccontiamo semplicemente quello che ci capita, le cose che non accettiamo o che vorremmo dimenticare. In questo caso tutto è venuto fuori da una discussione.

Sara: Una sana, inaspettata e decontestualizzata discussione.

Cristina: Abbiamo ripreso una pre-produzione strumentale di Stefania e l’abbiamo girata a Marco Di Nardo dei Management (ex del dolore post-operatorio), con cui eravamo entrate in contatto tempo fa. Lui ha curato la produzione artistica e siamo molto felici del risultato. Il testo l’ha scritto Sara dopo una discussione che l’ha segnata. Io le ho dato una mano in un secondo momento, provando a immedesimarmi in ciò che aveva potuto percepire.

Quali sono le vostre principali influenze?

Stefania: Singolarmente abbiamo un background differente, ma ad accomunarci c’è la passione per la musica elettronica, rock e pop.

Sara: Un po’ di tutto, dipende dal periodo, dall’umore, dalle frequentazioni del periodo.

Cristina: Io ascolto davvero di tutto, latino-americano a parte 😀 Ho ascoltato tanto rock e metal (inclusi i sottogeneri), ma anche il pop e i cantautori. Se ami la musica è difficile fossilizzarsi su un solo genere. E per fortuna, aggiungo.

Come nascono i vostri brani?

Stefania: Solitamente partiamo da una base musicale che mi capita di comporre nei momenti diciamo più “bui”, quelli in cui ho bisogno maggiormente di tirare fuori quello che provo. Curare l’arrangiamento per me è come spostarsi in un’isola e riempirsi di vibrazioni emotive che purificano l’anima.

Sara: Molti partono da una base strumentale, altri dal testo. Poi si modella e si incastra tutto, insieme.

Cristina: La maggior parte delle volte lavoriamo su una pre-produzione strumentale di Stefania, su cui Sara prova a cantare qualcosa. Io do una mano sui testi e su qualche dettaglio. C’è una bella sinergia: lavoriamo molto sia singolarmente che insieme, abbiamo trovato il giusto equilibrio ed è bello così.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Stefania: Mi dispiace dirlo ma adesso contano entrambe le cose. Non ha senso pomparsi di numeri per poi far uscire un disco scadente. Non ha senso neppure essere la star dei social e poi vedere la desolazione ai concerti oppure fare le cose che piacciono alle persone solo per essere mainstream. Bisogna essere sempre se stessi, questo conta di più in assoluto ovviamente cercando di curare tutti gli aspetti, social compresi, dato che ormai per emergere conta molto questo.

Sara: Entrambe le cose. Un buon feedback sui social senza materiale valido è un po’ (cit. Stefania Ferrante) “come vincere i soldi al Monopoli” :’D

Cristina: Non credo che siano due cose paragonabili. Per fare un buon disco bisogna lavorare sodo e concentrarsi sulla musica e sul lato artistico, ma poi una volta pronto non può restare chiuso tra le quattro mura di casa. Con una buona strategia sui social si può raggiungere il pubblico giusto. D’altro canto, però, capita troppo spesso di vedere pagine social gestite talmente bene da far passare la musica in secondo piano. Bisogna investire su entrambe le cose: avere tanta visibilità non è sempre un bene se poi quello che proponi non è un buon prodotto, così come investire tutto il budget sulla realizzazione del disco sacrificando la promozione non serve poi a molto se ad ascoltarlo siete solo tu e la tua cerchia di amici.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Stefania: Mh, con questo pezzo sì. Nei prossimi forse un po’ meno dato che ci saranno testi più impegnativi e suoni più “ricercati”.

Sara: In parte. In questo brano sicuramente di più rispetto agli altri che comporranno il disco.

Cristina: Sarò banale, ma non mi riconosco in nessuna definizione. Siamo semplicemente una band che propone la propria musica, anche il nostro pubblico è molto variegato in questo senso.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Stefania: Mah, non saprei. C’è tanta roba secondo me e poca sostanza. E’ tutto così appiattito e ripetitivo. Mi stupisce vedere artisti emergenti uscire senza preavviso e trovarli già su palchi importantissimi. Dov’è la meritocrazia? Il talento? L’originalità? Viene tutto stabilito secondo le scelte e le preferenze degli addetti ai lavori e così si rischia di perdere il piacere di fare musica.

Sara: Mmh… Anarchico.

Cristina: C’è tanta omologazione, sia a livello di sound che di comunicazione. Per non parlare dei testi: c’è stato il periodo dei nomi dei cocktail, quello delle città, degli animali e così via. Poi le polaroid. Poi i video stile fai da te, tutti uguali. Anche nel “tono di voce” c’è un filo comune: i profili social degli artisti sembrano gestiti tutti da un’unica persona.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Stefania: Sono una cosa molto importante perché permettono di far conoscere la propria musica più facilmente e velocemente in tutte le parti d’Italia e del mondo. Possono venir fuori più occasioni e si potrebbero aprire più porte, ma bisogna sfruttare tutto al meglio senza rinunciare ai classici live di gavetta (che fanno molto bene ai singoli cantautori ma specialmente alle band come noi).

Sara: Sono un ottimo strumento, ma non possono sostituire il live.

Cristina: Come sempre, bisognerebbe valutare caso per caso. Alcuni artisti usano davvero bene i social e riescono a creare un rapporto reale con il pubblico che va al di là della musica. Ci si affeziona e nascono amicizie. Se poi non è così, sono bravi a far percepire questo. Altri si mettono sul piedistallo e interagiscono poco, preoccupandosi solo del numero di like.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Sara: Nell’emozione che si prova ascoltando un brano. Nella sua sincerità.

Cristina: Il confine è nella dimensione del budget e dei contatti che hai a disposizione 🙂  La scena nata come indipendente una volta era l’alternativa, ora è diventata quella principale. Vai in stazione centrale a Milano e trovi il 6×3 dei Canova o di Gazzelle. Una volta – e non parlo di chissà quanto tempo fa, ma di appena pochi anni fa – tutto questo era impensabile.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Stefania: Sì, lo è …per noi specialmente lo è stato! Ci ha dato modo di farci conoscere e capire che tipo di riscontro c’era ed è stato ottimo direi, abbiamo superato il 100% e siamo felicissime!

Sara: Assolutamente, è un aiuto enorme e ci da una stima di quanto i sostenitori siano interessati al progetto. Aiutare una band nella raccolta fondi è un gesto motivante e crea una forte base di solidarietà e condivisione tra ascoltatori e band.

Cristina: Al di là del lato economico, che ci ha dato sicuramente una bella mano per far partire la produzione del disco, il crowdfunding è stata una bella sorpresa. Abbiamo potuto vedere da vicino che esistono ancora persone entusiaste semplicemente di far parte di qualcosa, felici di “soffrire” insieme per il raggiungimento di un risultato che poi, alla fine, non le riguardava direttamente. Una sorta di “tifoseria”. È stato speciale.

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