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Una platea gremita (il live è sold out da mesi) saluta l’ingresso sul palco di Ben Harper alle 22 circa.

Harper prende subito posto e da via ad un concerto che lo vedrà spesso impegnato con la slide guitar, strumento di cui dimostra una padronanza notevole.

Le atmosfere sono contenute e il gruppo non tarda a mostrare l’affinità che li unisce.

A supportare la voce e le chitarre di Harper, troviamo Leon Mobley alle percussioni, Oliver Charles alla batteria e Juan Nelson al basso che prende spesso la scena con soli in cui dimostra tutto il suo bagaglio tecnico.

Lo show è raccolto, Harper si diverte e vive con passione ogni canzone. Burn One Down ad Alone, per passare a una notevole Please Bleed.

Immancabile Diamonds on the inside, che viene sempre accolta con calore dal pubblico, minata dall’instabile accordatura che Harper gestisce con simpatia e naturalezza.

Mentre i brani scorrono sono sullo sfondo vengono proiettate immagini in bianco e nero che ci mostrano filmati di repertorio di un Harper giovane e paesaggi che aumentano l’intimità del set.

C’è anche spazio per la cover di Superstition eseguita sempre con la slide guitar.

Il bis è  Welcome to the cruel world che chiude un live durato poco più di due ore, in cui Harper ha dimostrato di essere un ottimo musicista, accompagnato da una magnifica band che propone brani densi di significato.