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E’ una recensione difficile quella del live che i The Cure hanno tenuto a Firenze domenica sera. Almeno lo è per me che mi sono trovato per la prima volta alla corte di Robert Smith e compagni.

La prima cosa che colpisce è il loro sound assolutamente perfetto. C’è da pensare che facciano finta tanto alto è il livello della band. Una volta saliti sul palco della Visarno Arena, accompagnati da una scenografia spoglia, fatta solo di luce e sfondi, è la musica a farla da padrona.

“Burn” non si fa attendere e infatti arriva subito dopo “Shake dog shake”. I brani scivolano via e la band non perde un colpo. Il basso di Simon Gallup è preciso e martellante mentre lui scorrazza sul palco prima di appollaiarsi su un monitor o di fronte alla batteria di Jason Cooper.

La tastiera di Roger O’ Donnel fornisce lo sfondo perfetto per la chitarra di Reeves Gabrel e per le evoluzioni di Robert Smith, in forma smagliante.

Sorride Robert, balla e nei brani in cui non è impegnato a suonare canta e intanto incrocia le braccia, come a voler abbracciare tutti i presenti.

L’affetto e il trasporto dei fan per i The Cure è enorme e si sente a ogni accordo, a ogni melodia scandita dalla voce del Joker del rock o dai suoi strumentisti.

Il concerto dura 2 ore e dopo la consueta pausa di qualche minuto, la band torna per i bis che coprono un’ulteriore mezz’ora abbondante di concerto.

Suonano tanto i The Cure e non risparmiano niente. Spesso si raccolgono. Robert Smith dà le spalle al pubblico in più occasioni eppure non ci si sente mai esclusi, anzi. Lo fa con naturalezza, per raccogliersi e avvicinarsi a un maggiore stato di personale estasi che viene subito recepita e condivisa con il pubblico presente.

I The Cure colpiscono e lo fanno con il loro look dark, le melodie, i riff e per i balli scoordinati, i sorrisi e gli abbracci di quel timido gigante che è Robert Smith, vero deus ex machina di un gruppo che quest’anno ha spento le 46 candeline (il loro esordio risale al 1976) e che fa invidia a tantissimi giovani.

La loro musica fa sorridere, ballare, tremare e fa viaggiare la mente. Sono emozionanti e proprio questo rende difficile recensire il loro live, che è capace di rapire e lasciare il segno. D’altronde parliamo di un gruppo che già spaccava i culi negli anni 80 live in trio.

I The Cure sono stati senz’altro la ciliegina sulla torta di un Firenze Rocks che, senza di loro, avrebbe avuto tutt’altro sapore.  D’altronde è quello il segno della vera grandezza. Se cancellassimo i The Cure dalla musica, perderemmo troppo, la musica sarebbe molto (troppo) più povera, Tim Burton non avrebbe nessuno a cui copiare il look e Sean Penn non avrebbe avuto nessuno a cui ispirarsi per “This Must Be The Place”.

Se la musica è la vostra malattia i The Cure non vi guariranno ma vi daranno una nuova forma di dipendenza che, per dirla con loro, sarà “just like Heaven”.

The Cure scaletta Firenze Rocks 2019
Shake Dog Shake
Burn
From the Edge of the Deep Green Sea
A Night Like This
Pictures of You
High
Just One Kiss
Lovesong
Just Like Heaven
Last Dance
Fascination Street
Never Enough
Wendy Time
Push
In Between Days
Play for Today
A Forest
Primary
Want
39
One Hundred Years
Lullaby
The Caterpillar
The Walk
Doing the Unstuck
Friday I’m in Love
Close to Me
Why Can’t I Be You?
Boys Don’t Cry