Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Ho voluto esprimere il mio modo di vedere la socialità. Scrivo principalmente di cose che ruotano attorno alla mia vita e spesso mi capita di condensare questi fatti in concetti più “collettivi”. Mi ha ispirato l’evoluzione di come interagiamo fra di noi, come non interagiamo fra di noi, la standardizzazione nel modo di porsi per modelli, l’uniformità nel comunicare.

Quali sono le tue principali influenze?

Tre “B”: Battiato, Beatles, Johann Sebastian Bach.

Come nascono i tuoi brani?

Molto spesso nascono in contesti particolari, il più delle volte quando sono in movimento. Nel senso che mi arriva all’improvviso una melodia, l’armonia, le parole, mentre sono in bici o sto guidando, o sto prendendo un treno. In testa creo già tutta la canzone, quindi mi metto subito lì a registrare l’idea come un pazzo, col cellulare o fruity loops. Poi quando sono a casa riprendo tutto in maniera più accurata.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Un buon disco.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo della musica è che soprattutto quando parlo dei miei problemi, è come se mi liberassi di quel problema: diventa una cosa a sé stante. Scrivere una canzone per me è come un’analisi interiore. L’aspetto negativo è che per colpa della musica ho tanti problemi di cui parlare.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che un’artista debba essere libero. Libero di esprimersi. Poi c’è chi ha bisogno di esprimere la politica, chi ha bisogno di esprimere la propria vita, chi ha bisogno di esprimere il Niente. Ad ognuno il suo.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

A livello generale c’è un ritrovato fermento. Non è facile costruire un modello di business solido e duraturo in questo campo ma oggi ci sono molte realtà che ammiro e che grazie alla coerenza nella proposta, caparbietà, oculatezza ed una manciata di buone intuizioni stanno letteralmente capovolgendo gli “standard” del music business. Mi fa molto piacere tra l’altro come soprattutto a livello di concerti, l’offerta sia decuplicata in poco tempo. Alla fine credo che tutto questo generi un effetto positivo anche sul lato prettamente artistico.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Oggi le nuove tecnologie facilitano la comunicazione ed è tutto più immediato. L’artista può condividere la propria musica, interagire col pubblico praticamente all’istante e viceversa. Quindi sotto questo aspetto c’è un notevole cambiamento. L’importante è mantenere una certa umanità di fondo in tutto questo, e qui torno in parte al punto di prima: le nuove tecnologie stanno lentamente uniformando il modo di interagire fra di noi. Ti faccio un esempio tra musicisti e pubblico: perché appena sale sul palco il nostro artista preferito facciamo sì che il nostro cellulare abbia il privilegio di vivere questo momento ancor prima del nostro occhio, ancora prima di noi stessi? Siamo tutti già pronti lì a riprendere. Questo genera una distanza ed è paradossale come attraverso le nuove tecnologie e sui social cerchiamo la prossimità mentre nella vita reale, quando possiamo condividere un momento unico ed indescrivibile a parole, creiamo inutili barriere fra di noi.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Attualmente non c’è alcun confine. E penso a quanto sia fantastica la copertina del disco di Calcutta, a mio avviso riassume l’intreccio tra indie e mainstream in maniera semplicemente perfetta: una dichiarazione d’intenti ante litteram.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Penso che il Crowdfunding sia una forma sana ed onesta di favorire lo sviluppo della propria musica. E quindi anche utile.

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