Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

L’ispirazione è venuta durante gli interminabili momenti di solitudine vissuti nel monolocale milanese di Viale Giovanni Da Cermenate dove ho vissuto per qualche tempo. Per questo il mio disco si chiama Storie da Monolocale e riflette tutta la Milano che ho vissuto, un periodo molto bohèmien.

Quali sono le tue principali influenze?

Quando a 18 anni ho preso per la prima volta la macchina dei miei che aveva ancora lo stereo a cassette, registrai su cassetta vergine, senza alcuna vergogna, un mix improbabile di pezzi di De Gregori, Chuck Berry, Michael Jackson, Iannacci e i Duran Duran. Devo dire che avevo le idee chiare già da allora, anche se i miei amici rockettari duri&puri non mi hanno mai perdonato questa mentalità così aperta.

Come nascono i tuoi brani?

Ci sono periodi di magra assoluta in cui non viene fuori niente e assorbo, entro in fase loading. Poi arriva la scintilla e butto fuori tutto, quasi di getto. Musica e parole. Di solito accade mentre guido, infatti ho l’iPhone pieno di note vocali e testi abbozzati da sistemare per i prossimi 3 dischi.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

È una domanda da un milione di like. Credo che un buon disco su una pagina con pochi like non vada lontano, purtroppo. È la legge dei grandi numeri. Al contrario, una pagina fb con tanti like ma senza belle canzoni da fare ascoltare può durare giusto il tempo di.. un like. Dipende sempre da cosa è più importante per chi ci sta dietro (e da quanta musica ha da proporre).

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Positivo: è un pensiero fisso che non ti permette di annoiarti. Negativo: è un pensiero fisso abbastanza costoso.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

La musica parla sempre di politica. Anche le canzoni d’amore, perché l’amore è politica e viceversa.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Un bel casino! Tanta bella concorrenza. Mai come ora in Italia e nel mondo. E pensare che qualcuno continua a dire che la musica è morta.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

La tecnologia allontana le persone ma avvicina gli artisti al pubblico, forse anche troppo. Un bel paradosso.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Se vai in radio o in televisione diventi mainstream perché arrivi ad un pubblico che non avresti mai raggiunto rimanendo in un giro indie. Quello per me è il confine.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Non posso che ritenerlo molto utile e positivo visto che il mio disco l’ho finanziato anche con una campagna su Musicraiser che ha avuto un bel successo. Produrre musica da indipendente, anche se i costi si sono ridotti negli anni, necessita sempre di un bel budget minimo che con l’aiuto di amici e fan si può raggiungere molto più facilmente.

Pagina Facebook