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Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Si tratta del mio album d’esordio come cantautore “Questo frastuono immenso”. E’ uscito a ottobre 2018, dopo circa un anno di concerti in tutta Italia e la pubblicazione dell’ep “Contemporaneamente”. Sono attualmente in tour promozionale con circa 60 concerti in calendario, 4 video ufficiali estratti dal disco e buoni risultati in termini di comunicazione, dalle radio alle testate locali e nazionali. E’ un disco sincero e senza filtri, ispirato alla mia quotidianità, alle storie d’amore e ai miei frastuoni interiori, con uno sguardo sempre critico e attento nei confronti della società e della musica.

Quali sono le tue principali influenze?

Essendo innanzitutto un chitarrista, tutta la produzione rock/blues/pop degli anni 60/70/80 italiani ed internazionali. Mi piace la musica suonata e le chitarre hanno sempre uno spazio importante nei miei arrangiamenti. I Beatles per esempio sono per me, come per molti, un riferimento fisso, in particolare per la scrittura mai scontata ma allo stesso tempo fruibile. Faber e il cantautorato nazionale di spessore sono un altro cardine decisamente importante. Non mancano poi riferimenti al folk e alla world music, che ho sempre ammirato e che mi ha sempre affascinato soprattutto durante i miei viaggi.

Come nascono i tuoi brani?

Non c’è una regola aurea o una situazione standard. Nascono da un amore sbocciato o finito, dall’esorcizzazione di un dolore, dalla necessità di esprimere un’opinione o un’idea. A volte nascono in studio, in sala prove oppure a casa con la chitarra e il pianoforte, o in giro per il mondo durante un viaggio o un tour.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Vengo da tanti anni di concerti, dischi, band diverse e esperienze disparate. Sono dell’idea che nonostante il web sia un potenziale di interconnesione veramente interessante, che lascia spazio a tutti per esprimere la propria arte, il mestiere del musicista resta comunque un’altra cosa. Bisogna fare i conti con i social, la comunicazione e la tecnologia in continuo sviluppo, ma bisogna anche ricordarsi che il nostro è un mondo fatto di chilometri, sudore, vittorie, sconfitte e sofferenze, necessarie per forgiare l’artista e per essere riversate con sincerità nelle canzoni.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

La precarietà del limbo amatore/professionista, che non aiuta i giovani a scegliere con orgoglio e convinzione questa difficile strada, favorendo così i pazzi come me o quelli con un buon portafoglio in tasca. La cosa positiva è che se riesci a fare della musica il tuo lavoro, non ci sarà mai un risveglio pesante, una routine monotona, un rimpianto per non averci provato e ogni singolo applauso, complimento, disco venduto o stream sul web ti ripaga del lavoro svolto.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Tutti dobbiamo avere delle opinioni riguardo la società, la politica, ma queste devono essere soprattutto verità assolute legate ad una buona morale e un’etica universalmente riconosciuta. I colori politici oggigiorno servono solo per “scannarsi” sui social o per accaparrarsi voti alle elezioni, in questa falsa democrazia ideologica che stiamo vivendo. Io sono comunque uno di quelli che se ha qualcosa di esplicito da urlare in una canzone, lo fa senza fronzoli, a discapito di determinate regole di mercato. Comunque non mi piacciono i comizi in musica, quello no, la musica è pur sempre arte.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Penso che sia una bella ragnatela di estetica della musica e basta, che favorisce i sopracitati elementi portafoglio-muniti o i “bellocci” del caso con la voce truccata. Fortunatamente nel sottosuolo c’è tanto fermento e se un ascoltatore ha voglia di scovare delle interessanti novità può farlo in qualsiasi momento. La TV, i talent e alcuni concorsi sono solo meccanismi atti a fagocitare i talenti e a sfruttarli in ambito commerciale.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Per certi versi ci hanno distanziato. Tanti artisti vivono solo grazie ai social e suonano meno dei miei alunni di chitarra. Ritorno all’estetica della musica, anche se non è il tema centrale. Durante i concerti, ascoltatore e musicista sono filtrati dagli smartphone che immortalano chissà quale momento topico, facendoci perdere la bellezza del momento stesso. Per certi versi invece siamo sempre super informati di tutto; comunque il gioco non vale la candela.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Se hai firmato con una major e fai i palazzetti o lo stadio di Canigattì sei un artista pop o mainstream che dir si voglia. Se invece fai produzioni indipendenti, ti sbatti, suoni nel localino poi nel palco grande, giri l’Italia in furgone e fai una roba che si sente che è vera e sincera, senza super produzioni power pop, allora sei un artista indie-pendente.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

L’ho utilizzato in un caso, con i Lateral Blast, la mia band rock, con un discreto successo direi. Tuttora, se mi capita di poter sostenere qualcuno con una piccola donazione, lo faccio, quindi posso dire di averlo utilizzato in entrambi i casi, da raiser e da creator. Fa bene comprare i dischi, il merch. Io lo faccio sempre con una certa fierezza.

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