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Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione? Quali sono le tue principali influenze?

“L’Erba Voglia Non Esiste” è il risultato di tutte le mie influenze, non potrei dire di essere stato ispirato da qualcosa in particolare per questo brano. C’è sempre tutto quello che mi accade, vivo, ascolto, in quello che scrivo. Se poi vogliamo parlare di mere “influenze musicali”, posso dire che mi piace un certo tipo di musica…quella bella.

Come nascono i tuoi brani?

Le mie canzoni possono nascere da una piccola scintilla, una melodia che registri alla buona con un telefonino, un arpeggio di chitarra, una frase specifica, o possono arrivare praticamente quasi pronte, tutt’a un tratto, magari dopo averle sognate. Ognuna, quindi, ha storia e gestazione a se.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Senza ombra di dubbio affermo che fare un buon disco, fare musica in cui mi rispecchio e di cui vado fiero è il mio principale obiettivo, quindi la seconda opzione batte di gran lunga la prima, ma posso anche dire che oggi come oggi Instagram, Spotify, e in ultimo aggiungo Facebook, dato che a quanto pare per le band è un social morente, sono fondamentali nella crescita della notorietà di un artista. Abbiamo la fortuna di poter raggiungere il mondo intero con internet, bisogna quindi saperlo sfruttare al meglio e vedere se quel buon disco che fai può piacere anche qualcun’altro oltre che a te.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

La libertà nel viverla, ed il legame indissolubile che è quasi una catena che non ti farà mai staccare da essa, anche quando si vorrebbe.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che si debba fare ciò che ci si sente di fare. Se senti il bisogno di dire la tua su di un palco riguardo qualcosa che non sia la musica, lo rispetto. Ci vogliono comunque le palle per schierarsi, e ci vuole rispetto per chi ne ha. Quindi si, approvo la volontà di voler politicizzare o comunque mandare un messaggio attraverso di essa.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Penso che il music business odierno sia, al contrario di chi lo piange tanto, vivo e vegeto, e sia un mondo pieno di strani personaggi. Ti dico però che musica e business sono parole che non vanno proprio molto d’accordo dal mio punto di vista romantico dello scrivere canzoni. Il business non si cura di quanto è buono o meno quello che fai, si cura del profitto che può trarne.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le persone vogliono far parte di qualcosa a quanto pare, e cosa c’è di meglio che essere in furgone con la band mentre viaggia, pensare di essere con loro nel backstage, o durante il soundcheck, restando però seduti sul divano di casa col pigiama e lo smartphone in mano? In definitiva quindi tutto ha i suoi pro ed i suoi contro, sicuramente oggi si è più vicini, ma non credo si viva quella vicinanza intensamente come in passato.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Mainstream oggi è un indie (se così vogliamo chiamarlo) che ce l’ha fatta. Domani sarà una rockband che ce l’ha fatta, dopodomani un trapper, e poi ancora un gruppo hardcore. E’ strano come si diventi mainstream appena si abbia un po’ di successo, anche se la band in questione magari sono i Suicidal Tendencies.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Il crowdfunding può essere un’ottima risorsa per band che hanno già una fan base e sono in contatto costante con essa, soprattutto se si autoproduce economicamente il proprio lavoro. In fondo si tratta solo di preacquistare un disco, un video, un qualcosa che poi uscirà, non credo però lo consiglierei a chi è agli inizi.

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