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Era il 27 Novembre del 2013 e Moby in occasione di un’intervista, si esprimeva a favore di Spotify, andando a “scontrarsi” con le espressioni di Thom Yorke e di David Byrne.

All’epoca Moby aveva le idee chiare tanto da dichiarare: “Fanno bene gli artisti a cercare di adattarsi a Spotify, così come fanno bene gli artisti che fanno remix, dj set, tour, dischi, musica per film e per videogame. Credo sia bizzarro e pericoloso cercare di limitare il progresso per evitare di adattarcisi. Qualsiasi tipo di industria toccata da progressi tecnologici ha avuto riscontri positivi e negativi, ma non vedo quale sia il punto nel lamentarsi”.

Oggi, a distanza di 6 anni, l’opinione di Moby è forse un po’ più chiara o, almeno in apparenza, meno disincantata ed entusiasta, tanto da definire il servizio di Streaming “una macchina della nostalgia”.

“In pratica, adesso, Spotify è la mia playlist di quando andavo alle superiori. Il mio gusto musicale è fermo al 1984, quindi della nuova musica penso che sì, può essere anche bella, ma non può competere coi Clash, i Public Enemy, John Lennon, Neil Young eccetera”.

A parte il discorso relativo la piattaforma di per sé, su cui si possono avere opinioni diverse, trovo molto più preoccupante che un artista non veda più la possibilità di “competere” con gruppi storici e blasonati.

Per chi scrive la musica non dovrebbe essere una competizione. Inoltre Spotify offre un servizio di “Discovery weekly” che può aiutare a scoprire artisti in linea con i nostri gusti. Insomma, dal momento che tutto il mondo lo usa, artisti ed ascoltatori, la possibilità di scoprire qualcosa, magari anche di molto valido, è concreta.
Adagiarsi sull’idea che nulla di migliore, o di altrettanto valido, dei gruppi citati possa emergere, è avvilente. E’ segno che non usiamo la tecnologia ma veniamo da lei usati. E’ segno che abbiamo perso la curiosità e la voglia di esplorare un mondo tanto vasto e tanto pieno di possibili scoperte. Certo, è inutile opporsi al progresso, ma è molto peggio farsi schiacciare dalla comodità che ci offre.