Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Per noi è una figata siamo veramente contenti, è stato un percorso abbastanza lungo in cui abbiamo preso consapevolezza di ciò che sarebbe uscito strada facendo. Verso aprile dello scorso anno stavamo scrivendo un pezzo in cui ci vedevamo qualcosa di alcune band inglesi, ci piaceva molto ha cambiato completamente il nostro sound, lì abbiamo capito come volevamo scrivere il disco. Poi comunque è stato fondamentale il lavoro in studio con i ragazzi de La Clinica Dischi con cui abbiamo tirato fuori un mood e dei suoni in cui ora veramente ci riconosciamo, non vediamo l’ora che esca il disco.

Quali sono le vostre principali influenze?

Abbiamo tutti un background musicale molto diverso, per noi è una cosa molto interessante perchè ci permette di sperimentare senza precluderci troppe soluzioni nella creazione dei pezzi. Viaggiando molto insieme abbiamo comunque trovato dei punti in comune negli ascolti, forse la band che maggiormente incrocia le nostre influenze sono i Foals, come avevamo detto ci piacciono molto alcune sonorità di band inglesi, possiamo citare anche A Beacon School, Still Corners, Say Yes Dog, ma sempre e comunque il grande Edoardo Cremonese.

Come nascono i vostri brani?

I nostri brani nascono quasi sempre da un’idea chitarra voce di Giorgio (il cantante), gli ultimi che abbiamo scritto invece sono nati direttamente dalle mani del nostro futuro maestro Gomez (il tastierista). Poi ci troviamo tutti insieme per arrangiare il pezzo, solitamente mettiamo giù la struttura con tastiere e batteria, poi per ultimi i giri di basso e le chitarre varie. Arriva per ultima ma la chitarra è fondamentale per noi, siamo tutti e 5 dei super fan delle chitarre.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Un buon profilo Instagram. Scherzi a parte conterà sempre avere un buon disco, quantomeno è necessario crederlo per il bene di quello che ascoltiamo. Anche se viviamo nell’era dei social e come in ogni ambito avere dei profili che funzionano è necessario, un progetto non può funzionare se i pezzi non girano, senza un live che attiri la curiosità delle persone che ti ascoltano per la prima volta.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo sta ovviamente nel tentativo di rendere la propria passione più grande un lavoro, le ore che dedichiamo al nostro progetto sono sempre un divertimento per noi. Un aspetto negativo? Smontare il palco e caricare gli strumenti quando si è sbronzi a fine serata.

Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Crediamo che ognuno abbia qualcosa da dire, quindi è giusto che ognuno parli di quello che sente proprio. Non è assolutamente necessario schierarsi pubblicamente, anche perchè poi pochi sono in grado di trattare determinati temi in maniera cosciente e interessante nei propri testi. Quando è fatto bene comunque approviamo a pieno, perché no.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Che se ci fa diventare ricchi è una figata altrimenti una macchina sfruttatrice. No in realtà non ci è mai interessato molto non è un discorso in cui entriamo solitamente, la viviamo dalla parte del gruppo, pensiamo solo a divertirci suonando cercando di farlo il meglio possibile.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Crediamo aiutino, non siamo sicuramente anti-tecnologia, anzi il nostro buon Matteo (il chitarrista) solitamente gira con due telefoni, tablet e computer. Se per nuove tecnologie intendiamo i social per esempio, danno l’opportunità di far vivere una parte della quotidianità di un artista al pubblico, poi ovviamente ognuno sceglie quale uso farne, ma non allontanano di certo.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Per noi non esiste. Un progetto diventa mainstream nel momento in cui gli ascolti sono talmente tanti da non poterlo più considerare indie? Sono chiacchiere che ci divertono. Per noi esiste solo la buona musica, e una certa attitudine a volerla fare: scrivere buoni dischi, portarli in giro e guadagnarsi il proprio pubblico un passo alla volta. Voler mettere gli artisti all’interno di campionati distinti è un’abitudine molto italiana che dovremmo toglierci. Ad esempio, gli Arctic Monkeys sono usciti col primo disco per Domino, hanno fatto il record UK di copie vendute nella prima settimana e l’anno dopo erano headliner a Glastonbury, più mainstream di così si muore, eppure al tempo rappresentavano il canone della band indie. Adesso invece Alex Turner sculetta sul palco tutto bello pettinato, quindi non sono più tanto indie, ma continuano a fare sold out ovunque vadano, quindi infondo esiste solo spaccare i culi al di là di generi o etichette.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

È una buona cosa, è una di quelle opportunità create dalle nuove tecnologie di cui parlavamo prima, così come ne esistono molte altre.

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