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Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Il mio ultimo lavoro è il disco “Ritratto di Bombay”, un disco di 10 canzoni chitarra e voce, esattamente come i precedenti due, che racconta di piccole cose quotidiane: delle ansie, delle delusioni ma anche di bellissime esperienze e amicizie, insomma la vita normale che tutti viviamo ogni giorno. Non ho riferimenti espliciti nella mia musica, faccio tutto in una forma molto istintiva e personale, spesso non conosco neanche gli accordi che sto suonando, quando compongo lascio andare la musica dove vuole, sono moto prolifico e scrivo di getto tantissime canzoni, poi solo alcune finiscono nei dischi e non è detto che siano le migliori.

Quali sono le tue principali influenze?

Sicuramente gli amici, la città, il lavoro e le emozioni che vivo ma anche i vari casini che mi succedono. La musica mi aiuta a mettere ordine, a concentrarmi e vivere più intensamente le emozioni e quello che mi succede per evitare che tutto scorra senza essere capito e approfondito. Le influenze mi arrivano da tutte le parti, noi artisti siamo come delle antenne che captano i segnali e li ritrasmettono in forme diverse. Ad esempio ora che ho una bimba piccola e leggiamo tanti libri di favole sono tormentato dai lupi, dalle renne, dai pesciolini e dalle paperelle di plastica e nel prossimo disco tutte queste cose troveranno il loro spazio.

Come nascono i tuoi brani?

Quando sono libero tiro fuori la chitarra e accendo il registratore, dopo di che mi lascio andare senza freni e senza sapere cosa succederà: strofe, ritornelli si incastrano da soli e quando trovo una melodia che mi piace o una frase che mi emoziona ci lavoro intorno fino ad esaurire l’ispirazione e allora poi con calma la sistemo un po’ oppure spesso la lascio così come è nata. Quando ho un po’ di canzoni finite vado in uno studio di registrazione, oppure un posto qualsiasi dove abbiano un microfono per registrare, e registro il disco.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Ovviamente un disco, buono o meno buono non è importante anche perché sono giudizi dettati dalle mode del momento e io non ho mai seguito la moda. Faccio musica perché mi piace e mi fa bene se poi piace a qualcuno sono molto felice. Uso i social per comunicare all’esterno e per trovare contatti con cui condividere il viaggio e per far sapere a tutti quando suono e dove o come procedono le cose, se ci sono novità. Li uso anche per parlare con gli amici e restare in contatto con loro. I miei profili social hanno pochi followers però posso dire di conoscerli tutti.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo è quello di conoscere sempre gente nuova con una sensibilità spesso affine alla mia e condividere cose belle, sentirsi parte di una scena, di un movimento e condividere il palco con artisti incredibili che poi magari diventano anche amici. L’aspetto negativo è sicuramente lo stress che viene quando non riesco a conciliare la musica con il lavoro e la famiglia.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Ogni artista si espone politicamente attraverso quello che fa, le parole che usa e i messaggi che comunica, anche solo attraverso l’immagine che dà di sé. La scelta di autoprodurmi è una scelta soprattutto politica, posso seguire tutti i passaggi della mia carriera e posso incontrare le persone che ci girano intorno e non essere solo carne da macello discografico. Io credo che prima della musica ci sia sempre la persona, e il suo comportamento, perciò mi piace stabilire relazioni con delle buone persone prima che con dei geni del marketing o super promoter. Nel mio piccolo spero di contribuire a costruire qualcosa di diverso e più umano.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

E’ un momento di grande fervore e possibilità, ci sono migliaia di ragazzi che fanno musica come non succedeva da tempo o forse c’erano anche prima ma non avevano spazio per farsi ascoltare. Credo sia importante capire che oggi sono possibili nuove modalità produttive, sicuramente più democratiche rispetto al passato, perché tutti abbiamo in mano gli strumenti per comunicare e registrare la nostra musica e possiamo stabilire relazioni umane prima che commerciali. Io do un esempio facendo tutto autonomamente e magari associandomi a collettivi o gruppi di persone che hanno il mio stesso ideale.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Aiutano sicuramente il pubblico a sentirsi più vicino all’artista e questo fa bene a tutti: io stesso posso vendere o regalare la mia musica direttamente a chi la vuole tramite bandcamp e posso parlare con chi mi ascolta tramite chat o skype, senza filtri tutto in maniera molto naturale e diretta.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Dal punto di vista produttivo il confine tra il mainstream e l’indie, secondo me, sta nel modo in cui si costruisce l’immagine dell’artista e le sue canzoni: quando intorno all’artista e le sue creazioni c’è una macchina produttiva che lo spinge alla notorietà attraverso tutta una serie di strutture e sinergie in cui l’artista stesso ha poco o nessun controllo quello è mainstream. Ad esempio se l’artista scrive una canzone che poi viene registrata in uno studio di alto livello che costa un sacco di soldi, poi arriva il fotografo delle celebs che fa le foto super fighe, poi arriva il regista di grido che gira un video da xmila euro, poi l’ufficio stampa che conosce tutte le testate giornalistico/musicali/di costume e fa sì che tutti parleranno bene e tanto del brano o del disco, poi arriva il booking che organizza per l’artista un tour di trenta date nei club grandi dove si paga un sacco per entrare etc etc insomma se intorno ad una canzone o un artista si crea business e un indotto altrettanto grande che va oltre le canzoni stesse, allora parliamo di mainstream, se invece si fanno le cose dal basso con pazienza e creando sinergie e relazioni umane tra le persone, allora quello è l’indie, non è una questione di genere musicale ma di approccio.

Parlo di un punto di vista etico, il confine sta principalmente nella costruzione di rapporti umani, che per me vengono prima di tutto. Io scelgo di trattare bene le persone che mi sono intorno, quelle con cui suono e quelle che vengono ai concerti. Per me essere indie vuol dire essere una brava persona e stabilire delle relazioni che forse non cambieranno la società, che è così complessa e sempre a sfavore degli ultimi, ma almeno posso dire di aver fatto la mia parte per costruire un mondo più umano e gentile, senza avere a che fare con qualcuno che vuole solo contare i soldi alla fine di un mio concerto e che vuole solo fare business. Per me l’indie è la musica fatta con il cuore ed è importante altrimenti avremmo solo la musica che i network vogliono farci avere tipo i Biagio Antonacci o le Laura Pausini, che sono artisti a loro modo grandissimi e super ma non possono essere il limite di quello che posso ascoltare, io voglio essere libero di suonare la mia musica anche se fatta male e sgangherata e voglio avere la scelta di ascoltare la musica delle persone con cui mi relaziono e supportarle personalmente.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Sono molto curioso e conosco diversi amici che lo hanno utilizzato molto bene, io ancora non l’ho sperimentato perché ad oggi i miei dischi sono costati veramente molto poco per giustificare una richiesta di aiuto economico e anche i videoclip che ho pubblicato sono stati regalati dai registi che sono anche amici. Credo che ovviamente sia una cosa bella perché permette ai musicisti di a sganciarsi dalla necessità di avere qualcuno che gli paga le spese di registrazione o stampa ad esempio.

Salutandovi vi invito a guardare il mio ultimo videoclip “Senti Amore” che trovate su youtube. Il video è girato a Baia Domizia da Alessio Avino che contattò all’inizio dell’anno per fare qualcosa insieme perché era venuto ad un mio concerto estivo e si era divertito, così ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti e abbiamo deciso di fare questo video, senza soldi, senza budget spinti dalla passione per quello che facciamo e dalla gioia di vedere realizzata la nostra collaborazione.

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