Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Il nostro ultimo lavoro è venuto fuori dopo un disco molto intimo e profondo “Prima del Sonno” (2017 Dancetool) che ancora oggi sentiamo fortemente presente nelle nostre vite. “Provare” è uno di quei pezzi che vengono fuori dopo essere stati un po’ in silenzio a domandarsi se qualcosa da li a poco sarebbe uscita fuori. Crediamo sia stato innescato anche dal nostro attuale presente, continuare imperterriti a provarci, a fare “quella” chiamata, a chiedere una opportunità. È arrivato questo pezzo, frutto dell’istinto dunque ma anche molto pensato in fase di arrangiamento.

Quali sono le vostre principali influenze?

Siamo entrambi due appassionati di musica, l’elettronica è il fattore che ci accomuna, ma col tempo abbiamo mischiato i nostri ascolti, le nostre attitudini che spesso vengono da fonti diversissime. Io (Fabri) sono cresciuto ascoltando molto i Depeche Mode, gruppo che stimerò fino al mio ultimo respiro, ma è chiaro che questo è Il riferimento più basilare, più ovvio per quello che mi riguarda, poiché gli ascolti cambiano sempre considerando la velocità con la quale ci si propone musica…al momento in Italia stimo molto i Coma_Cose. Salvo é altresì interessato alle forme di musica ambient e chillout, oltre al Jazz e al Funky che ascolta spesso, intervallando con Ben Frost o i mitici Puscifer. Ultimamente – dice Salvo –   si trova affascinato dall’idea che la vaporwave rallenti i bpm (vedi velocità) dei brani e questa cosa “mi ricorda quando da piccolo mettevo le dite nel giradischi!! FANTASTICO!”

Come nascono i vostri brani?

I nostri brani nascono con gli strumenti in mano e la voce che intona una melodia, mentre nel frattempo “butto giù” parole che vengono innescate da pensieri collegate a contesti e immagini. Con Salvo lavoriamo su parole e strutture, affiniamo i concetti, ci piace molto riuscire a trovare le parole giuste per descrivere al meglio i sentimenti che ogni giorno proviamo. Nascono così le canzoni.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Oggi i Social aiutano, domani ci uccideranno con i nostri stessi like e lovereactions. Questa drammatica premessa per dire che prima bisogna fare la musica, creare la canzone, consolidare il proprio messaggio attraverso la sincerità di esprimere se stessi, dopo di che è giusto incanalare tutto questo lavoro anche attraverso il web, ma troviamo piuttosto controproducente partire dalla totale sublimazione della propria immagine nel web se poi è fine a se stessa e non manifesta ciò che si porta dentro.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Crediamo che il significato originario al 2019 sia stato sempre più confuso/scambiato con “Mainstream”, quando inizialmente anche con orgoglio si intendeva la NON affiliazione con case discografiche di tipo Major. Cosa vuol dire Indie oggi dunque?? Come ci si può riconoscere totalmente in qualcosa che oggi ha molteplici interpretazioni e così differenti tra loro? I termini che “svelano” o racchiudono i generi lasciano sempre un po’ il tempo che trovano, nascono per identificare ma finiscono per mischiare le carte e confondere , per cui non sappiamo se siamo “Indie”, sappiamo che facciamo Synth-Pop italiano e ci chiamiamo Yes/se:f…

 Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Non ne abbiamo idea, abbiamo avuto pochi incontri con gente che ci ha parlato di Business. Vorremmo conoscerlo meglio.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

La tecnologia negli ultimi dieci anni ha fatto balzi enormi e forse ha destabilizzato chi ancora la pensa in modo diverso. Bisogna sapersi adattare alle nuove  prospettive senza mortificare troppo la propria essenza. Ad esempio, 15 anni fa se organizzavi un concerto ti toccava stampare locandine, flyer e muoverti come un folle per distribuire e quindi divulgare. Oggi con Facebook puoi organizzare l’evento, invitare gli amici, postare il brano più importante, il video, le varie info della serata, sicuramente un grande risparmio in termini di impatto ambientale dato che oggi fai tutto dalla stessa postazione. Però se da un lato la nuova tecnologia aiuta la comunicazione dall’altro ne ha quasi decuplicato la quantità generando un bombardamento di infos e messaggi a cui difficilmente il nostro cervello riesce a tenere testa, generando disattenzione. Questa cosa potrebbe essere rintracciabile ad esempio nel grande classico “vinile contro cd”: pensate ad esempio che con il vinile dovevi girare lato dopo circa 20 minuti ma pensate anche che probabilmente proprio per questo motivo magari la prima e l’ultima traccia del lato avevano maggiore probabilità di essere ricordate. Oggi ad esempio difficilmente ti ricordi come inizia e forse come Finisce un cd ma difficilmente ricordi con certezza la traccia “numero 6”.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Crediamo che non ci sia Confine, come dicevamo prima oggi l’Indie è il MainStream e viceversa. Per capire di che si tratta basta guardare nei dischi di Calcutta, The Giornalisti, Coez, c’è scritto in basso a sinistra piccolo, in genere è una sigla di poche lettere 😉

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Il Crowdfunding è ovviamente utile, ma è giusto farlo nel momento più appropriato. C’è bisogno di un buon numero di fans che credano in te, che si fidino di te e che vogliano aiutarti perché sei importante per loro è perché hanno bisogno della tua Arte, altrimenti diventa faticoso e non aiuta il progetto in se ma soltanto il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato, il che è anche un bene.

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