Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Ho voluto raccontare quello che è stato un periodo un po’ particolare del mio 2018, in cui ero un po’ a disagio: con me stesso in primis e poi anche con gli altri. Brutta situazione. Quindi ho cercato di sfogare tutto nella musica. D’altronde, è per questo che si suona. Innanzitutto per sé stessi, è una cosa terapeutica. Poi se piace anche agli altri, perché magari si ritrovano nei disagi e nelle parole che uno scrive, tanto meglio!

Quali sono le tue principali influenze?

Ascolto tanta musica, diversi stili e generi, perché penso che da ogni cosa si possa imparare. Mi piace tanto quello che sta uscendo fuori dalla scena Trap romana, ma anche le cose Lo-Fi che arrivano dal Canada e dagli USA.

Come nascono i tuoi brani? 

È abbastanza casuale come processo, a volte mi fermo su una canzone per delle settimane, a volte bastano 10 minuti, dipende tutto da come sto, a cosa penso, cosa voglio dire. Mi piace soffermarmi tanto sui particolari, le sfumature, i suoni. Poi c’è il lavoro in studio, che è la parte più bella perché con i ragazzi della mia etichetta, La Clinica Dischi, sperimentiamo molto. E alla fin riusciamo sempre a portare a casa qualcosa di soddisfacente per tutti. E questa è la cosa importante.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Sicuramente siamo in un momento storico in cui troppo spesso conta più l’immagine che la sostanza. Una campagna pubblicitaria forte e azzeccata ti può far fare subito buoni numeri, e questo filone indie / it-pop o come lo vogliamo chiamare ne è l’esempio. Ci sono tantissimi fuochi di paglia, artisti che fanno grandi numeri in poco tempo ma che poi dal vivo rendono poco e nulla, e che soprattutto non hanno poi un seguito reale, un riscontro nei live! Magari ti fai 1 milione di ascolti su Spotify e, forte di questi numeri, ti mandano in tour, chiedono subito cachet importanti, facendoti saltare completamente quel minimo di gavetta necessario. E così poi ti bruci, perché non sono contenti i promoter, e nemmeno chi sale sul palco! E ne ho visti tanti anche tra quelli che sono da mesi in Indie Italia di Spotify. Brutta storia. Noi stiamo cercando di fare un percorso molto diverso. Incrociamo le dita!

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Beh, un aspetto positivo è.. cazzo, stai facendo musica, serve altro da dire? Una cosa invece che non mi piace è che in Italia se dici che fai il musicista ti rispondono sempre: “Ok, ma che lavoro fai davvero”? Siamo indietro anni luce rispetto agli USA, dove la musica è parte integrante della cultura nazionale, a partire da quello che ti insegnano a scuola. Però ultimamente la scena qui in Italia sta riprendendo vita, la gente è interessata ai concerti, agli artisti e alle loro storie. Piccoli segnali che fanno ben sperare per il futuro!

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Penso che uno debba parlare di politica solo se è consapevole al 100% di quello che dice. E deve crederci veramente. Molti lo fanno in maniera troppo leggera, per moda, per opportunità. Io preferisco parlare di altro. Ad ognuno il suo!

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

È una bella giungla. Purtroppo non è molto meritocratico, però se hai le carte giuste (e con carte giuste non intendo quelle di credito), se sei bravo e motivato riesci ad aprirti un varco, ci sono delle opportunità… basta, come in ogni cosa, stare attenti. E rimanere veri, coerenti con il percorso artistico iniziato. Sicuramente è importante trovare le giuste persone che ti seguano, da soli è veramente difficile!

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Penso che i social siano i mezzi più importanti ora come ora, perché riesci a farti una fan base prima ancora che ti vedano live e questo è incredibile. Sarà brutto, sbagliato o quello che vuoi, ma incredibile se sai come sfruttarlo. Ormai siamo nel 2019 e quindi è giusto che queste cose vengano usate al massimo delle loro potenzialità. Anche qui, però, le cose funzionano solo se si rimane spontanei, veri. Qualche trucchetto è concesso, ma la comunicazione deve rispecchiare la personalità dell’artista, senza costrizioni e senza costruzioni. Perché poi la gente, anche inconsapevolmente, se ne accorge se stai bluffando, se stai vendendo un personaggio che in realtà non senti tuo. Oramai i social sono parte della vita reale, parlare di “nuove tecnologie” è anacronistico secondo me. Fanno parte della quotidianità di miliardi di persone nel mondo, e anzi spesso e volentieri sono il principale “mezzo” di socializzazione. Bisogna prenderne atto, non la trovo una tragedia.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Penso di non aver mai capito quelli che fanno questa differenza, è musica, se diventi mainstream tutto di guadagnato. Odio chi smette di seguire o critica un artista che si “vende”, che poi questo termine è cosi obsoleto che odora di anni ‘70. Se riesci a fare un pezzo radiofonico e spicchi il volo, tanto di cappello! Ecco cosa penso! Se sei mainstream vuol dire che piaci e che stai facendo bene il tuo lavoro. Se non lo sei, non significa che tu non stia facendo bene il tuo lavoro, ma nemmeno che sei più figo perché ti rivolgi a una nicchia. Ognuno fa quel che si sente di fare! Ormai l’indie come genere non ha più una concezione univoca, vuol dire tutto e niente. Chi mette un Fender Rhodes con un po’ di reverbero viene considerato indie al giorno d’oggi, quindi direi che possiamo smettere di parlarne!

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Sinceramene non ho esperienza a riguardo, non essendomi mai avventurato in queste cose, però nel senso.. se hai una bella fan base che crede in te e ti riesce di fare una bella campagna di crowdfunding, perché no? Niente di sbagliato! Credo sia più utile trovare persone che credano in te e ti supportino nel tuo percorso di crescita, però! I soldi contano fino ad un certo punto, soprattutto di questi tempi, dove registrare e promuovere musica è una cosa possibile un po’ per tutte le tasche. Ma questo è solo il mio pensiero.

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