Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Per quanto riguarda “La Spensieratezza” ho trovato ispirazione nelle sonorità anni’80, nei dischi bianchi di Battisti e Panella, nei libri di Maurizio Maggiani e nei Sillabari di Goffredo Parise, nei film di Jim Jarmusch e nel surrealismo di Breton, Magritte e Dalì. Trovo comunque spesso ispirazione praticando lunghe passeggiate in montagna oppure guidando senza meta, aspettando un tram in centro ed osservando i passanti alla fermata della metro.

Quali sono le tue principali influenze?

Ne ho diverse e particolarmente disparate ed in continua evoluzione. Attualmente citerei Justice, Moderat, Gambino e poca musica italiana per non essere particolarmente influenzato, per esser maggiormente autentico e riconoscibile.

Come nascono i tuoi brani?

Spesso nascono da un ritmo, alle volte da un loop che poi si evolve, altre alla chitarra o pianoforte, alcune direttamente da un synth. Spesso prima di cena (all’imbrunire), prima nasce la musica dopodiché la melodia con il testo. Raramente il contrario.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Bellissima domanda, complimenti! E’ una terra di mezza fuorviante, io sono sempre dell’idea che la priorità spetti sempre e comunque alla musica, non posso pensare diversamente perchè oltraggerei la poesia che ne consegue, rinnegherei gli anni passati a cercare di creare un brano migliore, l’incastro sonoro perfetto, il messaggio più profondo e funzionale, la parola, la sillaba più incisiva. Un like, seppur importante in termini di digital marketing, lascia il tempo che trova. La buona musica rimane!

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Ci sono sicuramente più aspetti positivi, tra i quali spiccano la possibilità di creare una forma d’arte e di portarla su un palco, cosa per nulla scontata nel 2019, di avere sempre e comunque i recettori sensoriale sull’attenti 24 ore su 24, di condividere anche solo per un istante un’emozione. Un lato negativo lo collocherei invece nell’incassare ed accettare a malincuore i cazzotti, le ripetute porte chiuse e le risposte non pervenute.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che innanzitutto una persona debba essere totalmente se stessa e schierarsi politicamente solo se ne sente l’esigenza, se la ritiene un’urgenza. Ognuno secondo me dovrebbe assecondare le proprie necessità senza timori alcuni, in qualsiasi contesto. D’altro canto reputo la politica un argomento particolarmente delicato e non so quanto possa essere contestualizzato in maniera credibile all’interno di una canzone nel 2019! Non mi convince molto il cavillo politico per il fine ultimo racchiuso in termini di downloading, streaming e visibilità, mi stona un pò!

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Il music business ha vissuto soprattutto negli ultimi 2/3 anni un netto cambiamento rispetto alle logiche tradizionali, si è passati da un mercato cd-centrico ad uno digi-centrico, il downloading è attualmente in netto ribasso, lo streaming ha la meglio su tutto il resto, non demorde il vinile. Tutto ciò comporta meno capitali, meno guadagni e meno coraggio rispetto ad un tempo di puntare su un artista totalmente emergente proprio per questo bassissimo margine di rischio. Credo che si andrà sempre più verso la totale auto-produzione, con un ruolo chiave degli uffici stampa e ancor di più degli mgmt.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Altra domanda particolarmente interessante! Per alcuni versi sì, per altri meno, ovvero; Le nuove tecnologie possono aiutarti ad incrementare il rapporto con il pubblico se tieni loro costantemente informati e proponi contenuti interessanti, nel caso in cui lo fai raramente puoi rischiare di esser risucchiato e sostituito. Puoi anche eludere completamente la sfera tecnologica ma per un emergente questo potrebbe rappresentare una sorta di suicidio artistico. Se invece hai una strategia e giochi a nasconderti puoi avvicinare il tuo pubblico ed incrementare l’indotto, anche se a scadenza limitata. Il caso di Liberato e Cambogia (che non esiste) ne sono l’esempio. Permane comunque la netta differenza tra pubblico social e pubblico reale che sono due argini opposti dello stesso fiume.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Negli ultimi anni questo confine si è particolarmente ridotto, i Thegiornalisti con Calcutta, Lo Stato Sociale ecc hanno aperto un varco tant’è che adesso sono considerati mainstream anche se il loro background è decisamente indie. Lo stesso vale per le case discografiche, le label indie hanno un approccio simile alle major e viceversa soprattutto nello scouting. Per me indie è colui il quale rispetta appieno la semantica in sè della parola, libero da contratti, che si auto-produce, che al limite co-sostiene le varie spese ecc. Il successo o meno della sua opera ri-definisce il termine mainstream. Cesare Cremonini (sino a pochi anni fa) ne è stato l’esempio lampante.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Non mi ha mai convinto appieno soprattutto se applicato ad un artista emergente. Credo possa avere risvolti positivi nel caso in cui l’artista non lo è più, nel caso in cui ha di per sè un seguito importante e decide d’indirizzare le proprie idee in un mercato abbastanza circoscritto.

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