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Parlateci del tuo ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Frigo Vuoto Vol.1 è il primo lavoro omonimo del progetto Frigo Vuoto. Siamo partiti dal ribaltare i canoni delle precedenti esperienze musicali, siamo partiti da una libertà di concepimento mai attuata prima. La fonte di ispirazione è stata il suono stesso e la ricerca di questo attraverso suggestioni emotive. Principalmente è un concept album figlio della cinematografia, per questo molto vincolato a esperienze sensoriali visive.

Quali sono le vostre principali influenze?

Si può dire che siamo entrambi cresciuti nel rock, ma svezzati poi dai vari panorami alternativi, ma in questo lavoro si ritrovano altri mondi. Quindi l’ascoltatore può assistere a panorami alla Trent Reznor, come a influenze elettroniche e sintetizzatori più anni 80-90.

Come nascono i vostri brani?

I brani vengono generati da suggestioni. Siamo partiti dal concetto finale, dalle sensazioni. La cosa più interessante di questo lavoro è stata partire appunto da un risultato finale di sensazione ed immagine e da li andare a scolpire un suono, un’ambientazione che ce lo rievocasse.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Ovviamente la cura del marketing, distribuzione e divulgazione del prodotto è ormai un settore molto sviluppato e per questo importantissimo. Ma ci piace l’idea che il prodotto faccia ancora la differenza nei vari step del passaparola, sia esso per forma diretta o con divulgazione massiva dai social appunto.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo è l’essenza stessa della musica, è espiazione, è sfogo, è salvifica.

Aspetto negativo….quale? 🙂 Forse il tempo è l’unico aspetto negativo, ma quello scorre per tutto, quindi non vincolante solo nell’aspetto musicale.

Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Credo che l’artista abbia il dovere di schierarsi. Ma non a livello politico ma a livello di ideali, che ne sono poi la causa scaturente. Puoi togliere l’uomo dalla politica, ma non la politica dall’uomo. L’essere umano nasce come animale politico ed in questo come rappresentante del genere umano ha appunto il dovere di schierarsi con responsabilità in rappresentanza degli ideali. Più sarà ampio il bacino d’utenza più sarà importante divulgare il messaggio giusto.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Fondamentalmente si è un po’ impoverito il discorso del business musicale. Così i concetti passati di etichetta, majors, distribuzione etc. sono andati a decadere in favore di una grande alternanza. Questo crediamo sia successo per sopperire ad una grandissima e sempre variabile richiesta, molto dispersivo come modus operandi. Rimangono i 10 -20 mostri sacri del panorama italiano sempre sulla cresta da 30 anni e il resto a rotazione compulsiva. Il che non è detto sia un fattore negativo, porta una grande diversificazione di artisti e generi, ma altrettanta instabilità del panorama. E a noi l’instabilità piace.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Crediamo che le nuove tecnologie abbiano dato un grosso potere al pubblico e innalzato a livello esponenziale l’offerta, sia in termini di produzione che riproduzione appunto. Questo genera principalmente una grande facilità di accesso alle informazioni, ma altrettanto sta rovinando il piacere della scoperta e il livello di attenzione. Essere catchy in 20 secondi da parte degli artisti è una strada pericolosa, rischiamo come ascoltatori di perderci contenuti, messaggi e passione barattandoli con l’impatto immediato.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Semanticamente sono due concetti totalmente differenti. Il termine indie noi lo inquadriamo ancora come facente parte di un panorama indipendente, ovvero di quelli non legati a majors, magari autoprodotti (come nel nostro caso) e svincolati dai canoni modaioli. L’abuso di questo termine ci porta invece al secondo concetto del mainstream. La facilità appunto di produzione e divulgazione come dicevamo prima è anche un’arma a doppio taglio che aiuta una sovrabbondanza di materiale appunto mainstream.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Nella musica, come anche in altri campi in cui ho visto applicate piattaforme di crowdfunding, credo sia sempre importante l’idea il prodotto. Lo ritengo un’ottima iniziativa per i musicisti ma deve sempre partire dal concetto di idea, da un progetto. Senza le idee siamo vuoti.

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