Il portale della musica Indie italiana

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

(Risponde Alex Marenga a nome di EBF)

La pagina Facebook “con tanti like” rappresenta un aspetto importante della comunicazione promozionale che fino a qualche anno fa era esclusiva delle grandi agenzie e delle multinazionali discografiche che erano i soli in grado di raggiungere i media tradizionali.
Oggi la rete permette anche a progetti più underground e commercialmente meno allettanti per il pubblico di massa di connettersi ai propri potenziali ascoltatori grazie a campagne di digital marketing che includono anche la presenza di una pagina Facebook. Questo genere di iniziativa mette anche in quotidiana relazione interattiva ascoltatore e autori.
Purtroppo abbiamo visto molte volte ottimi dischi senza il supporto della necessaria promozione avere scarsi risultati e non raggiungere la meritata diffusione come, viceversa, pessima musica con molti “like” ottenere ingiusti riconoscimenti.

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Fare musica è un percorso dinamico in continuo divenire.
La continua scoperta di nuove direzioni è uno degli aspetti positivi per chi la fa.
Questa ricerca spesso porta a sviluppare un linguaggio originale che può non essere compreso perché in quel momento storico non è ancora condiviso.
Questo è un aspetto negativo, di fronte a grandi sforzi non corrispondono i riconoscimenti che uno si aspetterebbe di avere.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che ogni uomo si possa schierare politicamente a prescindere che faccia l’astronauta o l’operaio.
In realtà si ha sempre una posizione nei confronti della società in cui si vive, non si può essere impermeabili a quello che ci circonda. Se si è conformi al modello dominante e ci sta bene il mondo circostante e come vanno le cose magari non diciamo nulla, anche non dire niente è comunque schierarsi.
Ma la musica non è contenuto è forma, quindi il contenuto può esprimere anche un sentimento rispetto alla situazione contingente se l’autore lo desidera. Se le contraddizioni del mondo circostante in quel momento storico fanno sentire al musicista la necessità di esprimere una posizione è libero di farlo anche attraverso il suo lavoro. Grandissime opere d’arte avevano un contenuto “politico” pensiamo a “Guernica” di Pablo Picasso il quale esternava le sue posizioni politiche a livello pubblico in vari modi.
In questo quadro Picasso esprimeva la sua condanna alla strage di civili spagnoli da parte degli aerei nazisti a supporto del “pronunciamento” fascista del generalissimo Francisco Franco. La sua passione politica lo ha spinto ad usare in modo straordinario il linguaggio del cubismo per rappresentare questa tragedia, è stata la spinta del processo creativo. Esempi simili inerenti la musica potrei farne citando Luigi Nono e alcune sue magnifiche opere come “Non Consumiamo Marx” o “La Fabbrica Illuminata”.
È chiaro che se si concepisce la musica come “intrattenimento” o “evasione” questa vada depurata da qualsiasi riferimento a cose “impegnative”.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Penso che siamo in una fase “post-digitale”. La crisi della vendita dei supporti “storici” (vinili, cassette, cd, dvd, blue ray etc) che per vent’anni ha creato un vuoto di redditività della produzione, ha determinato una ristrutturazione del sistema, che è riuscito a blindare la circolazione del materiale digitalizzato, come ci ha mostrato la recente normativa europea sul copyright.
Il pericolo insito in questa fase è che la libera circolazione del materiale, che permetteva anche a piccole produzioni di sfruttare le medesime piattaforme promozionali virali delle major (social, messaging, blog, sharing) possa essere limitato.
Resta la grande opportunità che il sistema digitale offre di distribuire i propri materiali tramite i canali di vendita delle grandi produzioni (itunes, beatport, spotify etc) ed essere raggiunti in modo capillare, un’opportunità nell’era dei supporti fisici assolutamente impensabile.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Credo che il progresso digitale sia una cosa positiva, e che possa offrire delle opportunità. Permette sicuramente un contatto molto più ravvicinato che supera i filtri degli addetti alle pubbliche relazioni e che mette a disposizione molto più materiale informativo. Un tempo il fan di un artista o di un gruppo faticava a procurarsi informazioni, dischi, foto, filmati che gli permettessero di conoscerne meglio la produzione oggi sono a disposizione. I limiti che esistono sono semmai culturali, sono i filtri mentali che ci portano a scegliere il canale Instagram di un tronista piuttosto che quello di Thom Yorke.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

I due termini indicano dei perimetri relativi in continua mutazione, si modificano con il gusto di massa, che spesso è orientato attraverso il marketing e inoltre nel tempo si modifica anche con le metamorfosi inevitabili della cultura di una società.
In realtà penso che il confine reale sia fra un underground multiforme, che rinnova i linguaggi e che supera le frontiere dei “generi”, e una produzione commerciale di massa che si adagia su prodotti destinati a piacere al maggior numero di persone possibile, allineati a un minimo comun denominatore.

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Ci sono gruppi che hanno numerosi sostenitori che hanno sfruttato positivamente questo tipo di iniziative.
Noi lo abbiamo trovato utile nel caso di sviluppatori che hanno proposto strumenti musicali elettronici di nuova concezione e che lo hanno usato come una sorta di prenotazione alla vendita, una sorta di supporto all’innovazione e di condivisione dei rischi. In questo senso molti progetti innovativi hanno trovato spazio tramite il crowfunding. Nel nostro caso è un’ipotesi che non abbiamo preso in considerazione ma qualora ritenessimo di sviluppare un progetto costoso chiedendo il supporto dei nostri ascoltatori la valuteremo.

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