Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Dejasempre è nata per caso quasi un anno fa, durante il mio primo anno a Milano. Ho iniziato a scriverla dalla frase “Ogni volta che io ti vedrò/vestita così avrò/ un dèjàvu per sempre” Sono tante piccole cose che hanno ispirato il brano: Costruire tutto da zero, cambiare pelle e vestiti, una breve storia d’amore.
La composizione, invece, è stata opera di Vittorio Belvisi e insieme al produttore Giovanni Carnazza, ci siamo ispirati a un po’ di autori, a partire da Cesare Cremonini e Battiato, per trovare il giusto connubio tra spensieratezza e malinconia.

Quali sono le tue principali influenze?

Tra le mie influenze c’è Nada, soprattutto nella scrittura, un po’ di Achille Lauro e tanta musica francese e spagnola.

Come nascono i tuoi brani?

I miei brani nascono a partire da un mio stato d’animo che cerco di descrivere e molto spesso da una circostanza precisa. Per esempio, Limonamore l’ho scritta per gioco a Vittorio. Altre canzoni che ascolterete, son state ispirate da alcuni racconti di amici e amiche. In genere scrivo tutto sulle note del cellulare, anche se ultimamente mi sto abituando a scrivere carta e penna.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

I like si possono comprare, quindi non contano nulla. Ed è quello che fanno la maggior parte del artisti/etichette minori. Così come gli ascolti dei dischi. Senza ombra di dubbio dico un buon disco.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo è che riesco ad esprimere qualcosa che mi genera sofferenza. (Anche se finora si riesce a leggere solo tra le righe) e per questo, a volte, la musica è un po’ come un effetto placebo, sembra che allievi, ma solo in apparenza.
Alla fine scrivere e fare musica, per me è come fare un autoanalisi di come vivo e chi sono.
L’aspetto negativo è che non sai mai come va a finire e che il mercato musicale odierno, è veramente per pochi. Devi essere in parte fortunato, avere talento e sperare che qualcuno più in alto se ne accorga.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Dipende da cosa intendiamo per “schierarsi politicamente.” Se un artista debba schierarsi semplicemente ideologicamente, o come un tempo se debba proprio prendere le parti di un partito?
Ad ogni modo, credo che sia un argomento molto delicato sopratutto nella scena politica attuale italiana. Preferirei non esprimermi. Ma credo che la voce dei cantanti più importanti su alcuni temi possa essere importante per accompagnare determinati valori su diversi fronti, come può essere il lavoro che sta portando avanti una Myss Keta (con il movimento femminista/lgbt). Che per quanto possa essere criticata, incarna comunque una presa di posizione forte ed estremizzata.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

È certamente cambiato molto e mi fa riflettere il modo in cui oggi un artista può promuoversi/viene promosso dalla propria etichetta/ufficio stampa. Pensiamo, alle piccole realtà che si sono sviluppate attorno al movimento di oggi, prima dominavano le grandi etichette, oggi basta inventarsi un nome e sei già sul mercato digitale, per non parlare dell’infinita lista di webzine che con il web sono incrementate, e che oggi sostengono il movimento. O ancora, mi viene da pensare ad una ventina d’anni fa (io avevo solo 5 anni), ma ho un ricordo vividissimo dei manifesti di concerti di Ligabue o Vasco Rossi. Oggi basta un evento su Facebook qualche euro di promo e lo sanno tutti. Anche le piattaforme digitali hanno rivoluzionato la fruizione della musica e che un po’ hanno reso tutto più passivo. Oggi, il live è passato in secondo piano, forse non c’è nemmeno più la cultura del live, anche perché i prezzi dei concerto son altissimi. (Per non parlare dei cachet degli artisti) per un artista emergente conta di più avere un milione di ascolti che fare concerti in giro. Ma non solo, sono le persone stesse che ascoltano più la musica dal proprio device che dal vivo. Quindi credo sia molto scoraggiante per chi vuole provarci.
A meno che tu non sia Coez o Tommaso Paradiso e allora cambia tutto.
Quando si riesce a creare un personaggio dietro è tutto più semplice. (Ed è triste parlare così, ma è la verità/ è quello che ho visto anche dall’esterno, lavorando anche io in una webzine)

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Un po’ mi contraddico rispetto a quello che ho detto prima, ma se son usate bene, non distanziano, anzi. Nel marketing commerciale, dei brand, le tecnologie digitali aiutano il brand ad avvicinare i clienti. Potrebbe valere lo stesso discorso anche nella musica e possono servire ad instaurare un dialogo con i propri fan. (Un esempio è il videogame che si son inventati per il Primo Maggio) crei un dialogo per avvicinarti il più possibile alla tua fanbase.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Non c’è un confine. L’indie è solo una costruzione che hanno inventato le persone sui social. L’indie com’è lo conosciuto io, era non pensare di voler sfondare, ma cantare con 20 persone tutti ubriachi e abbracciati ad un concerto. Il passo da indie a mainstream è breve oggi. Basta avere un’etichetta grossa alle spalle e sei subito mainstream.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Io avendo lavorato con Musicraiser posso dire, che è un gran mezzo, ma che ovviamente non si può pensare di portare avanti una carriera solo con le campagne di crowdfunding.

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