Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Il nostro ultimo lavoro in realtà è anche il primo di questo progetto. Ci sentiamo abbastanza ispirati dal momento e dalle emozioni, quindi in sostanza dalla quotidianità e da ciò che viviamo. Dopo l’ispirazione dell’inizio, lavoriamo sul pezzo più razionalmente per cercare di trasmettere al meglio ciò che sentiamo. Per questo ep abbiamo curato la parte finale di questo processo insieme a Davide Lasala dell’Edac Studio.

Quali sono le vostre principali influenze?

Ci sentiamo di dire che ascoltiamo davvero tanta musica, anche di stili differenti fra loro ed in generale ci lasciamo influenzare da tutti gli artisti che ci piacciono. Per questo ep possiamo citarvi Royal Blood, Queens of the Stone Age, The White Stripes, Blood Red Shoes, per esempio.

Come nascono i vostri brani?

Prima di tutto scriviamo insieme in sala prove la parte musicale e cerchiamo subito di darle l’intenzione che abbiamo in mente. Per i testi invece è diverso, perchè non sono scritti insieme alla musica ma li sviluppiamo attorno ad un sentimento che possiamo vivere in qualsiasi momento. Poi facciamo un grande lavoro di adattamento, musica e testo devono trasmettere la stessa cosa. Per questo ep il processo di scrittura è stato abbastanza breve, quindi non è stato difficile dare la stessa intenzione sia alla musica che ai testi.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Secondo noi dipende molto dall’obiettivo che ci si pone e a quale pubblico si vuole arrivare. Se ci si vuole rivolgere al maggior numero di persone possibile contano molto i like. Noi preferiamo comunque un buon equilibrio fra un buon disco e l’uso dei social.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Se per indie si intende che siamo una band indipendente allora sì, non siamo stati supportati da altri. Dato che molti associano la parola indie ad un genere musicale, come dire pop o rock, allora in quel caso non ci riconosciamo in quello stile.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Per la poca esperienza che abbiamo, è un ambiente impegnativo. Il genere musicale che abbiamo scelto non è il più richiesto al momento, quindi è molto difficile entrare nel giro delle conoscenze che organizzano e che suonano sempre. In più, ci sono tanti locali ma ci sono anche tante band, spesso con più anni di esperienza di noi. Sicuramente in Italia c’è una cultura molto più concentrata sul profitto piuttosto che sull’arte, quindi una band deve anche sapersi presentare come un buon “prodotto”.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Sicuramente ci sono sia aspetti positivi che negativi della questione. Le nuove tecnologie aiutano il pubblico a capire che il musicista è un essere umano, una persona come tutti, con la sua vita. Dall’altra parte però gli danno la possibilità di poter vedere ed ascoltare un artista senza uscire di casa, quindi diminuisce la curiosità di andare ai live perchè si pensa di conoscere già l’artista e la sua musica.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Per quanto ci riguarda è un confine che esiste, ma non ce ne preoccupiamo in modo particolare. Cerchiamo di portare avanti un progetto che ci piace, con tutte le sue sfumature ed emozioni, a prescindere dal fatto che sia più indie o più mainstream.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Siamo un po’ impreparati sull’argomento, nel senso che non conosciamo tanto le possibilità che offrono i vari crowdfunding. Però sicuramente potrebbe essere un mezzo utile, sia dal punto di vista economico che delle collaborazioni con persone del settore.

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