Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Il nostro ultimo singolo si chiama “Rovigo”. È una canzone ispirata dalla nostalgia del periodo del liceo, che noi consideriamo mitico. Ogni tanto ci piacerebbe riavere quella facilità di buttarsi a capofitto nelle cose di tutti i giorni, senza fare troppi calcoli. Ci piacerebbe ancora sperare che la più bella della scuola sarà la donna della nostra vita e che da grandi faremo quello che vorremo. Ogni tanto ci speriamo ancora davvero.

Quali sono le vostre principali influenze?

Abbiamo quattro formazioni abbastanza diverse. Io (Lele) ho ascoltato molto il cantautorato italiano (soprattutto Zucchero, Rino Gaetano, Guccini, Vasco Rossi) e il grunge, in particolar modo i Pearl Jam. Enrico ha iniziato con l’hard rock (Acdc, Iron Maiden, Guns n roses) fino ad arrivare all’underground italiano, Verdena e Subsonica su tutti. Marco è cresciuto ascoltando i Genesis e adora il Jazz e i generi derivati; per citare due tra i suoi artisti preferiti: Mike Stern e Raphael Gualazzi. Luca da ragazzino ascoltava tanto la musica anni ’70, soprattutto i Pink Floyd, poi ha scoperto anche lui il mondo underground, approfondendo molto gli Afterhours.

Come nascono i vostri brani?

Solitamente scriviamo quello che ci passa per la testa in quel dato momento o quello che vorremmo raccontare. Poi cerchiamo una melodia e cerchiamo di inserirci delle parole che rispettino quello che avevamo pensato inizialmente.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Noi pensiamo che la cosa più importante alla fine sia sempre scrivere delle belle canzoni. Però bisogna sicuramente prendere in considerazione seriamente il sistema comunicativo dei social, perché sono, attualmente, il mezzo più potente per arrivare alle persone.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Quello positivo è che hai sempre un mezzo per esorcizzare quello che ti capita. Quello negativo è il fatto di non avere molte certezze pratiche.

Approvate la politica nella musica?

Crediamo che un’artista debba fare quello che si sente. Quindi se vuole schierarsi politicamente, non vediamo perché non dovrebbe farlo. Una delle cose più belle dei nostri tempi è la possibilità di decidere cosa ascoltare.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Pensiamo che sia un periodo di transizione, i digital stores hanno rivoluzionato il sistema di produzione della musica. Però abbiamo fiducia nel ritorno dell’equilibrio.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Sicuramente permettono una maggiore vicinanza umana. Purtroppo, essendoci la possibilità di accedere a qualsiasi contenuto, il rischio è quello di non soffermarsi sul singolo brano o artista. Ma, come dicevamo nella risposta precedente, crediamo sia una conseguenza naturale dell’evoluzione tecnologica e che, piano piano, si riassesterà tutto. Sicuramente in maniera diversa rispetto al passato.

Qual è il confine tra indie e mainstream?

Difficile dirlo. Col termine “indie” si tende a indicare uno stile che è diventato molto mainstream negli ultimi tempi. Anche perché va di moda la produzione indipendente, data la crisi delle major. Quindi, nella maggior parte dei casi, i due termini quasi corrispondono.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Non lo abbiamo mai provato, quindi facciamo fatica ad esprimere un’opinione. Ci sembra sicuramente un mezzo che può creare visibilità.

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