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Che nella redazione di Music Business Worldwide non siano fan di Spotify, non è un mistero. Dopo aver aperto più volte inchieste sull’operato del sevizio in streaming, oggi danno annuncio di una bagarre legale che non fa certo guadagnare punti al servizio di Daniel Ek. Ma andiamo con ordine.

La US Copyright Royalty Board ha deciso di aumentare le percentuali di royalties per autori ed editori, portandole al 44%.

La decisione riguarda ovviamente tutti i servizi in streaming negli States come Google, Pandora, Apple, Amazon e ovviamente Spotify.

Apple ha accettato la decisione allineandosi alla volontà della US CRB, ma Spotify e Amazon hanno deciso di ricorrere in appello.

La decisione dei due colossi è stata accolta con astio dalla National Music Publishers Association (NMPA), il cui presidente David Israelite si è espresso in merito con parole infuocate.

“Per noi è chiaro che Google e Pandora non avevano alcuna intenzione di ricorrere in appello. I due responsabili sono Spotify e Amazon.”

E ancora: “Apple ha invece dato una ennesima dimostrazione del rispetto che nutrono nei confronti dei loro partner cantautori.”

L’aumento delle royalties è quindi di nuovo oggetto di dibattito.

Ovviamente è impossibile non riflettere sul fatto che gli introiti che un artista genera dai servizi streaming sono spesso esili e che una piattaforma di streaming dovrebbe avere considerazione e rispetto del materiale che ospita.

Ma questi sono problemi che riguardano gli Stati Uniti.

Noi non abbiamo un Copyright Royalty Board e non ci occorre, sarà sufficiente trasmettere una canzone italiana ogni 3…..