Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

A me sembra sempre di scrivere sotto dettatura. Ci sono mesi di nulla, di infiniti tentativi che non portano a niente, e poi giornate in cui scrivo senza sosta, cose che molto spesso non capisco. Mi servono anni per analizzarmi, decifrarmi e capirmi.

Quali sono le tue principali influenze?

Ogni disco è come un film. Mi appare un’idea, un suono, un colore, una materia. In questo disco sono stati centrali Camus, Jung, Jason Molina, Sparklehorse, Mark Hollis, San Paolo e Dio.

Come nascono i tuoi brani?

Giornate intere al pianoforte, poi al basso, al pianoforte, alla chitarra, a passeggio, a dormire, poi mi arriva un’idea, accendo la luce, registro un loop di batteria, poi al pianoforte, alla chitarra, al basso, a dormire, si fa giorno. Esco.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Ovviamente i like. I dischi passano, i like restano. I dischi ci dividono, i like ci uniscono.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

La musica ti infonde un enorme desiderio di condivisione con il mondo. Questo è l’aspetto positivo. No, questo è l’aspetto negativo.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Prima bisognerebbe capire cosa si intende per politica. Una canzone brutta è un atto politico, ad esempio: un atto anti-politico, anti-sociale, una nube tossica. L’arte, per come la si concepiva tanto tempo fa, era un atto politico (Celaya diceva “l’arte è un’arma carica di futuro”). La questione è parlare di musica e politica oggi e, per questo, basta fare un post.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Non conosco bene l’argomento. Nel mio sistema economico le parole musica e business danno come risultato “debito”.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

A me piaceva non sapere niente dei miei idoli, non conoscere la loro opinione sul cambiamento climatico, sul calcio o sulle ultime puntate di un programma di cucina. Il mito rimaneva riparato, e così l’ammirazione. In questo abuso di informazioni diventiamo tutti molto normali, molto piatti, uomini in tuta in fila alla cassa della Coop. Immagina Lou Reed che fa un video in diretta per dire “ciao ragazzi, questo sabato suono a Forlimpopoli. Venite a sentirmi.” Tutti gli artisti nati negli ultimi anni sono stati costantemente trascinati nel teatro del ridicolo.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Difficile stabilire dove finisca una cosa brutta e ne inizi un’altra.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Nulla in contrario, ma tutto questo mi ricorda sempre più un corso di marketing online: “come faccio ad aumentare i miei clienti, a farmi prestare dei soldi, quali effetti devo usare per sembrare più bello e vincente?” Non so. Cosa stiamo vendendo? Per cosa stiamo chiedendo soldi? Cosa vogliamo dire? Comunque se mi dai 5 euro, un pezzo te lo suono.