Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo lavoro come cantautore. Cosa ti ispira nella composizione?

Non avendo un etichetta discografica alle spalle ed essendo artisticamente giovane come cantautore, il mio ultimo lavoro è ancora solo un idea. O forse sarebbe meglio dire un’infinità di idee. Però probabilmente il progetto che più mi premerebbe realizzare, prevede una serie di brani che seppur avendo una propria autonomia, raccontino parti diverse di un’unica storia. Ho sempre amato i racconti pieni di personaggi misteriosi, grandi avventure e luoghi lontani e mi piacerebbe poter raccontare una storia simile con le mie canzoni, in modo tale che ascoltare un album sarebbe come leggere un libro ad occhi chiusi, fatto di musica e parole.

Quali sono le tue principali influenze?

Tutto quello che con semplicità racconta qualcosa in maniera non banale. I folk e blues tradizionale americano, quello della prima metà del novecento, Bob Dylan, i grandi cantautori italiani come De Andre, Gianmaria Testa, Paolo Conte.

Come nascono i tuoi brani? 

Tutto parte da un’immagine o una serie di immagini che poi si trasformano in parole. Il processo è quasi precipitoso, in modo tale che le immagini che mi si creano nella mente vengano riportate su carta senza troppa elaborazione, così come sono state percepite nella loro versione primordiale. Ho sempre pensato ai miei testi come una vomitata di parole. Poi arriva la musica che sarà più semplice possible con la funzione di sostenere il testo.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Teoricamente i tanti like dovrebbero seguire un buon disco no? Purtroppo a volte questo non accade e si riescono a raggiungere alti numeri di like, follow, views e altro magari con del materiale mediocre. Pero è inutile negarlo, nel panorama musicale moderno i like contano (purtroppo?).

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Per me la musica è una cura. Quando chiudo gli occhi e inizio a suonare entro in un altro mondo, in cui esprimo le mie idee e le mie sensazioni con la musica. E la magia si raggiunge quando riesci a farci entrare anche altre persone in quel mondo, quando le tue idee e le tue  sensazioni risuonano con quelle di chi ti ascolta. Il lato negativo è che di solito, chi fa musica lo fa proprio perché quella è la sua più grande passione, quella cosa che ti muove dentro ma che purtroppo spesso non riesce a diventare anche il tuo lavoro considerando la difficoltà di mantenersi facendo i musicisti.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Non ci vedo nulla di male. La politica è una parte della vita, così come l’amore, la televisione, il denaro, le ingiustizie. Perché non bisognerebbe parlarne?

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

È un business. E onestamente non mi intendo di economia.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Sicuramente le nuove tecnologie hanno permesso al pubblico di essere molto più connesso e informato riguardo l’attività dei musicisti. Quindi si, sicuramente c’è stato un avvicinamento.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Onestamente penso che negli ultimi anni l’indie sia diventato mainstream. Secondo la mia percezione molta musica che qualche anno va veniva considerata indipendente adesso sta ottenendo molta più popolarità.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Sicuramente può essere un metodo molto utile e sopratutto genuino per raccogliere fondi. La parte positiva è che chi ti finanzia è proprio il tuo pubblico perché interessato e incuriosito dal progetto che proponi. Ovviamente c’è bisogno di avere già un certo seguito per iniziare una campagna di crowdfunding. Se lo facessi io adesso, probabilmente la più grande benefattrice sarebbe mia nonna.