Il portale della musica Indie italiana

1. Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Prima di avviare il nostro progetto di musica inedita abbiamo suonato cover sui palchi della Lombardia per molti anni. La prima ispirazione sono stati quei classici del rock e del cantautorato italiano che hanno costituito la nostra formazione musicale.
Abbiamo poi aggiunto le nostre esperienze personali, i successi, le sconfitte, gli amori i personaggi che abbiamo incontrato. Alla fine “Quasi fosse una tempesta” avremmo potuto chiamarlo “Quasi fosse un autoritratto”!

2. Quali sono le vostre principali influenze?

Questo album è un istantanea in cui abbiamo voluto immortalare le canzoni che avevamo suonato per anni e che hanno costituito la nostra ossatura: quei i grandi classici del rock che abbiamo portato per tanto tempo sui palchi della Lombardia.
Non ha influito un genere in particolare, dentro ai nostri lavori ci finisce un po’ di tutto: fra di noi c’è chi viene dalla classica e chi dal metal, chi dal rock e chi dal cantautorato. C’è chi è appassionato di jazz e chi di blues. Punkettari mancati e gitani impenitenti. Quando ci troviamo per provare tutto finisce nel calderone e il risultato è sempre… beh, questo lo lasciamo decidere a voi.

3. Come nascono i vostri brani? 

Le nostre musiche nascono dalle influenze della musica che ascoltiamo, e dentro c’è davvero di tutto: dalla classica al metal, dal rock al jazz, dal cantautorato al punk. Un giorno prendi in mano la chitarra, e scopri che le tue dita hanno già deciso un pezzo nuovo!
I testi nascono dalle nostre esperienze, da ciò che vediamo e leggiamo, da ciò che viviamo. E’ un lavoro di ricamo per cucire le parole sulla struttura delle canzoni. E’ una fase fondamentale, che non consideriamo meno importante della musica: ci piace pensare ai Nylon come un anello di congiunzione fra il rock (per la parte compositiva) e il cantautorato (per la cura dei testi).

4. In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Noi suoniamo per il piacere di fare musica, il resto è contorno. Quello che conta di più è salire sul palco e fare un bello spettacolo, il contatto con il pubblico e i suoi applausi. Il disco ne è una naturale conseguenza. I social network sono una simpatica esigenza, ma noi crediamo nella sostanza della musica.

5. Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Se indie sta per indipendenti, senz’ombra di dubbio! Siamo completamente autoprodotti e, quindi, completamente liberi di suonare quello che vogliamo. Se siamo indie, dal punto di vista del genere musicale? Anche… insieme a molte altre cose 😉

6. Cosa ne pensate dell’attuale music business?

E’ uno scenario complicato.Il metodo di fruizione della musica è cambiato radicalmente, stravolgendo lo scenario.
In pochi comprano dischi, l’ascolto è tutto on line, le radio e i dj decidono i nuovi trend di ascolto in virtù della propria potenza mediatica e in funzione di esigenze commerciali.
In questo contesto per i musicisti emergenti tutto diventa una sfida enorme. Noi per sopravvivere abbiamo scelto il contatto diretto con il palco e il pubblico, un ritorno alle radici della musica stessa.

7. Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Domanda difficile… da un lato hanno aiutato, dall’altro distanziato. Oggi è più facile raggiungere un pubblico più ampio, grazie al web. E’ estremamente difficile però fidelizzarlo e portarlo a un concerto dal vivo.

8. Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

I confini sono spesso indefiniti, e questo non fa eccezione. Possiamo dire, generalizzando molto, che il mainstream passa per le emittenti più importanti ed è veicolato dai grandi nomi della musica, indie è tutto il resto.
Tuttavia una band che va a Sanremo e poi torna nell’ombra si può considerare main stream? E un gruppo indie con migliaia di follower e una casa di produzione alle spalle si può considerare indie?
Forse è meglio non pensarci e chiedersi quale musica vale la pena di essere ascoltata!

9. Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Noi non lo abbiamo mai (almeno per ora) sfruttato, ma è indubbio che per alcuni artisti abbia fatto la differenza.
Incredibile da questo punto di vista la testimonianza di Amanda Palmer, che è riuscita a realizzare una campagna colossale.
E’ indubbio che altri musicisti meno noti ed emergenti, che oggi come non mai si trovano ad affrontare ogni sorta di spese, possano trarne una boccata di ossigeno. Attraverso una campagna ben organizzata un artista può ad esempio raccogliere i fondi necessari ad avviare un progetto vendendo in anticipo, sulla fiducia, il suo lavoro ai propri (futuri) fan.
Bisogna ammettere comunque che oggi la vita è ben difficile per chi cerca di creare qualcosa nel mondo della musica! Un tempo il crowfunding non c’era… forse perché non era necessario?