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Non siete dalla mia parte. Non lo siete mai stati.

Inutile fingere con chi è abituato a stare di fronte a un pubblico, senza l’aiuto di uffici stampa, slogan e campagne elettorali. I miei vestiti sono anche i miei costumi di scena. Non ho necessità di travestirmi perché sono realmente così. E reale è anche il mio amore verso la Musica, per cui sudo e lotto ogni giorno.

Sentire che si vuole trasmettere “Una canzone di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia ogni tre in radio”, con tanto di spazio agli esordienti, dovrebbe farmi gioire. Invece no. Perché è uno slogan, nulla di più. Serve a cavalcare un’onda di un istante. E’ anche uno slogan offensivo per l’integrità e l’intelletto di chi questo mestiere lo fa con passione e con tutti i mezzi possibili da anni. Non parlo di me ma di moltissimi altri che più di me meritano in tal senso.

La musica, soprattutto quella indipendente, non si aiuta con gli slogan ma con i fatti. Ad ora i fatti sono stati tagli da milioni di euro alla cultura, l’abolizione del bonus Stradivari, l’immobilismo nel semplificare l’organizzazione di concerti ed eventi che ha colpito in particolar modo proprio Torino, così come la chiusura di molte location votate alla musica live.

Spesso noi cantiamo i brani dei nostri più illustri predecessori e non per riempire platee, ma perché crediamo in quelle canzoni e nel loro significato. L’arte è un frutto della società e così quelle canzoni, nate da una consapevolezza sociale ed artistica di dover raccontare determinati momenti. Perché suonare e in generale fare arte, è anche una responsabilità, che noi ci assumiamo facendo dischi, poesie, quadri, corti, trasmissioni radio, che magari verranno ignorate ma che abbiamo necessità di realizzare. E combattiamo duramente per ottenere attenzione, per proporre nuove idee, soluzioni, a chi ha cuore e testa per accoglierle.

Non siete dalla mia parte e certamente io, non sono dalla vostra.