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Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?
“Effimero” come tutti gli altri brani è il prodotto del mio lavoro insieme a quello di Fabio Zito e affronta un tema per me molto delicato: quello del bullismo.
Questo brano vede come protagonista una giovane donna che in seguito ad alcuni episodi di violenza subiti in tenera età è diventata vittima delle proprie paure ed insicurezze. Solo dopo molti anni, in modo labile ed incostante, tanto da essere definito effimero, sta ritornando in lei quella sicurezza ormai dimenticata.
Devo dire che “Effimero” è arrivato così di getto come la maggior parte degli altri brani.
Ero venuta a conoscenza di alcuni episodi di bullismo avvenuti nelle vicinanze della zona in cui abito e mi son stupita di quanto il solo sentirne parlare mi abbia colpita.
Sono riaffiorati in me ricordi di situazioni in cui io stessa son stata vittima di questo fenomeno. Dunque ho sentito il forte bisogno di scrivere riguardo alla mia esperienza e tutto ciò che ne è derivato in seguito e devo dire che come sempre Fabio ha saputo migliorare le mie idee grezze aiutandomi a creare ciò che ora è Effimero.

Quali sono le tue principali influenze?
Sicuramente la musica che si ascoltava in casa quando ero piccola. Sono rimasti dentro di me artisti come i The Cranberries, i Roxette e Cat Stevens. Hanno avuto un ruolo decisivo anche correnti più particolari come quella della musica celtica e global fusion: ero e sono innamorata di Enya e Adiemus.
Se dovessi citare invece un artista contemporaneo andrei dritta dritta su Birdy: la delicatezza della sua voce mi disarma letteralmente.

Come nascono i tuoi brani? 
I miei brani nascono dall’unione di due mondi: il mio, di inclinazione pop e con influenze del Musical Theater, e quello di Fabio Zito, decisamente più Rock.
Fabio é un regista e produttore teatrale e cinematografico ed insieme a me è autore e compositore di tutti i brani da noi prodotti.
Quando creiamo un nuovo pezzo cerchiamo di non lasciarci limitare da schemi prestabiliti: permettiamo alla musica di fluire lasciando che le rispettive influenze musicali e gli input emozionali di entrambi facciano il loro corso. Così creiamo la musica, e dopo di che in base allo stato emotivo che questa ci suggerisce creiamo il testo.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?
La realizzazione di un buon disco è assolutamente necessaria oggi per fare la differenza sul mercato, in quanto l’attenzione per la qualità fortunatamente non è ancora venuta meno. D’altro canto però i tanti like su Facebook e Instagram, se  presenti con numeri elevati, possono essere incisivi per la carriera dell’artista emergente. L’interesse del pubblico sui media e la qualità del disco sono un ottimo connubio per attirare l’attenzione dei discografici.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Non vedo aspetti negativi. Per me fare musica è un bisogno, una necessità di cui mi nutro costantemente. Anzi ripensandoci, un aspetto negativo c’è: non se ne ha mai abbastanza!

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
Trovo la politica un ambito alquanto impegnativo, e credo quindi che sia più opportuno che si occupi di tale materia chi ne ha le competenze.
Ovviamente parlo per me : io preferisco mettere in musica l’esperienza umana sotto il suo aspetto emotivo, analizzarlo nella sua affascinante fragilità.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?
Penso che la musica non sia mai stata così economica come oggi. Per ogni cd c’era e c’è ancora oggi un prezzo da pagare che è sicuramente molto più elevato dei soli 10€ al mese richiesti da alcuni servizi musicali digitali. Con 120€ annuali possiamo ascoltare legalmente milioni di canzoni, e non una decina di cd. Questo spinge gli artisti a garantirsi la possibilità di rimanere più tempo possibile nelle playlist degli ascoltatori, adottando tutti i mezzi di comunicazione disponibili per raggiungere questa finalità. Ma fortunatamente c’è ancora chi acquista il cd, per toccare con mano il lavoro dell’artista, ascoltare integralmente i brani che lo compongono e per scoprire tutti i messaggi racchiusi in un lavoro completo.  Quindi credo che ci troviamo ancora in un periodo di transazione. L’unica cosa che non è ancora cambiata sono i live, un ottimo modo per gustarsi la musica e supportare i propri artisti preferiti.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?
Ambedue le cose.
La nascita dei webstore ha permesso agli artisti affermati e non di poter essere ascoltati in tutto il mondo, raggiungendo potenzialmente un pubblico vastissimo, cosa che un tempo, con la distribuzione tradizionale, si potevano permettere solo in pochi. Poi oggi con la playlist disponibile sul cellulare, ognuno ascolta la sua musica preferita, scegliendo i brani che più gli interessano di un artista. Una volta però chi comprava il cd se lo ascoltava per intero. Il rischio è che oggi solo i brani più pubblicizzati di un artista finiscono nelle playlist, mentre gli altri vengono tralasciati, e si sa che la nascita di un disco rappresenta un percorso per un artista, ed ogni canzone che lo compone ha un suo significo. Questo aspetto potrebbe perdersi purtroppo.
Poi ci sono i social e i canali come ad esempio YouTube che permettono al pubblico affezionato, o anche solo ai curiosi, di arrivare con molta più immediatezza al prodotto interessato, come i videoclip musicali o i live.
In questo modo però c’è il rischio che in alcuni casi lo stimolo ad assistere ai live di un artista, possa venir meno, in quanto molto più facilmente soddisfacibile guardandolo comodamente da casa navigando nel web.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?
Se parliamo di qualità della musica, oggi questo confine è sempre più sottile. Ci sono produzioni discografiche indie che non sfigurano affatto di fronte a quelle dei colossi del mainstream. Ed è per questo che il passaggio del confine potrebbe essere più semplice da fare, quasi tutti i cantanti emergerti collegati ad un’etichetta indipendente hanno l’aspirazione ad essere scoperti dalle Major del settore ed essere lanciati nel mainstream. Personalmente ritrovo il mio interesse in artisti di ambedue le categorie; credo comunque che l’artista indi abbia più libertà di espressione sia nella composizione e produzione dei brani, ma anche e sopratutto nella sua attività sui social e nei live.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?
Ritengo che il Crowdfunding sia molto efficace in alcuni casi e che possa essere di grande supporto non solo per i musicisti, ma per gli artisti in generale quali attori, registi, produttori ecc..Chi si trova ad iniziare una carriera senza avere i fondi necessari per sviluppare il proprio progetto, ha nel crowdfunding un mezzo possibile per realizzarlo, anche se bisogna essere sufficientemente preparati ad utilizzare questo servizio. Non basta solo presentare i propri sogni ai possibili finanziatori, ma bisogna spiegare nel dettaglio come realizzarli per convincerli ad investire nel progetto.