Il portale della musica Indie italiana

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Eccomi! Il mio ultimo lavoro “Tutto quello che non si può dire al telefono”, è nato con l’esigenza di provare ad alzare il volume del bene con la musica, e “Condiviverlo” come per gioco piace dire a me, facendolo a tutto rock! Rock non inteso soltanto come un genere musicale, ma più come il mood di un’idea forte in cui credere davvero, un bel modo come tanti per alzare il volume della foresta che cresce, piuttosto che lamentarsi dell’albero che cade. Un’idea che per realizzarla non basta crederci, ma bisogna averne cura… come tutte le cose che contano davvero per noi! Perché un sogno per realizzarlo non lo concretizzi da tifoso, ma solo se ti metti in gioco, e non da solo! In quest’album in particolare mi ha ispirato l’esigenza di ringraziare il sorriso di un angelo che ho incontrato sulla mia strada, “Chiara Luce Badano”, a cui ho voluto dedicare questo mio primo lavoro così importante. Lavorando molto a stretto contatto con i giovani, un altro aspetto che mi ha portato a realizzare questo album, è stato il voler dire “rock” di non fare della propria vita una grigia sala d’aspetto né tanto meno arredarla di comodità e illusioni, ma fare della propria vita il più bel viaggio che c’è, vivendo ogni attimo come se fosse il primo, l’ultimo, l’unico!

Quali sono le tue principali influenze?

Sono molto curioso e mi piace veramente ascoltare di tutto, ma musicalmente nello scrivere cerco di non farmi influenzare da un genere preciso, cercando quello che sento più adatto a me. Nel mio percorso ho potuto ascoltare di tutto dalla classica, che ho imparato ad amare grazie agli studi in conservatorio, al rock italiano e internazionale che mi è sempre piaciuto già da piccolo, che si mescolava con quello che ascoltavo dai miei in casa o in macchina, cantautori italiani, De Andrè, Dalla, Battiato, Battisti e Mogol, De Gregori, solo per citarne alcuni, e rimanevo colpito dalla cura dei testi, da cui ho cercato di imparare tanto. mentre come sound musicale già da bambino mi sono innamorato dei Dire Straits! Tenendo in valigia anche Springsteen, Queen, Police, Beatles e Stones.

Come nascono i tuoi brani? 

Spesso le mie canzoni le trovo per gioco sui tasti del piano o fra le corde della mia acustica, da qualche giro improvvisato che mi porta fra quelle note che non ti aspetti e che ti restano incollate alle dita, e che da lì ti arrivano dritte al cuore, tenendoti sospeso dentro un’emozione che diventa nello stesso tempo “casa e viaggio!” Allora inizio a giocare con questa piccola idea musicale, e cerco di raccontare quello che sento provando a trovare le parole buone per queste note.… A volte capita di sentire l’esigenza di voler descrivere qualcosa di importante o di divertente che mi ha colpito, dall’incontro con qualcuno di speciale, un ricordo, un momento particolare, e cerco di fermare questo in una canzone. Allora provo a dargli una forma, mentre nella testa mi girano già i colori dell’arrangiamento, e poi cerco di darle voce con un testo. Anche se a dire il vero, penso che siano più le volte che sia stata una canzone a scegliere me piuttosto che il contrario! E allora poi davvero si comincia il viaggio dentro quella nuova canzone, che insegui e costruisci senza fretta un pezzetto alla volta, girando con il registratorino in tasca, trattenendo qualche piccola frase che arriva quando meno te l’aspetti nei momenti più normali, dal fare la spesa, o mentre ti prepari qualcosa da mangiare, spesso dentro qualche contrattempo!

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Personalmente per me da ascoltatore e amante della musica il disco è il top! Lo sento più vero fra le mani, dal cellophane al libretto, alla gestualità per ascoltarlo, come il profumo delle pagine di un libro! E più che i like che spesso fermano dentro un contatore i brani dandogli un voto, ciò che conta davvero per me è la condivisione appassionata e coinvolgente di chi ci crede e lo vive con te! Anche se una buona pagina web è indiscutibilmente un importantissimo e utile mezzo di diffusione, ottimo per informare e coinvolgere. Per me la differenza è un po’ come l’abbraccio della musica di un disco che ti accompagna dovunque sei, che comunque non ti dà la stessa emozione di un live. Anche per questo la scelta di intitolare l’album “Tutto quello che non si può dire al telefono” perché secondo me ciò che conta lo devi vivere fuori da uno schermo o da uno smartphone… le nostre moderne sale d’aspetto di cui parlavo prima! E non è che ce l’ho con la tecnologia, anzi! Però facendo un piccolo pensiero, paragonando tutto questo ad un viaggio, il tempo che si passa su uno smartphone dovrebbe essere come quello per un check-in prima di partire, o in autogrill se viaggi in autostrada.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Quello positivo è che ti permette di divertirti lavorando, e se ci riesci ti permette di portare qualcosa di buono nella vita di chi ti ascolta, un sorriso, un abbraccio, far continuare a sognare qualcuno che forse non vedrai mai, un po’ di luce su qualcosa di splendido, qualche minuto di grinta con semplicità. Un po’ come raccontare la forza di sorridere ai nostri guai, che anche se non può renderli più piccoli, sorridergli può rendere più grandi noi! Un aspetto negativo, secondo me, può essere quando non riesci mai a staccare. Per questo ci vuole un bell’allenamento per tenersi a tempo con questa altalena di battere e levare, fra momenti incredibilmente pieni e quelli di stop, che poi così fermi non sono! Sono solo pause della stessa musica, che possono diventare vuoto solo se non le vivi come riposo, o come un’occasione per ascoltare, o prenderti del tempo extramusicale per te.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente? Approvi la politica nella musica?

Personalmente non credo che un artista debba, ma che sia libero di farlo se sente di volerlo fare. Non mi fa impazzire di gioia quando la musica viene strumentalizzata dalla politica, E sia come musicista che come ascoltatore, mi preoccupa di più non quando la musica entra nella politica, ma quando la politica entra nella musica. Purtroppo a volte penso che siamo in un epoca dove tutto fa politica, anche quando uno non vuole. Secondo me oggi il vero significato di politica si è un po’ distorto cadendo più in un concetto che divide, schieramenti ecc, mentre dovrebbe essere un mezzo d’aiuto, qualcosa che crei un confronto, più un incontro che uno scontro, qualcosa che potrebbe unire più che dividere. E anche come artisti se non ci si sta attenti, cadere in questa trappola è piuttosto facile. Io penso che una canzone come ogni talento, come tante altre piccole cose, la puoi considerare semplicemente come un’asse di legno che è nelle tue mani, e che con quell’asse puoi contribuire nel costruire un recinto o un ponte! E questo dipende da te… E il bello sta anche che una sola asse non basta, ma anche una sola è importante come una goccia che in più o in meno cambia il peso del mare. Dire come la si pensa per me è rock più che fare politica.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Da musicista penso che ci sia tanta qualità che dentro questo sistema fatica ad emergere, mentre per strani motivi spesso in superficie arriva anche ben altro purtroppo. Siamo in un momento che per farsi ascoltare non basta il talento, ma consistenti somme di denaro per riuscire ad arrivare lontano, anche solo per passare in qualche radio nazionale. Il mercato musicale secondo me è comunque condizionato da questo momento storico, siamo in un’epoca di velocità altissime, brani che sempre più spesso vengono considerati prima per la loro durata e poi per il contenuto, iPod con 5000 brani che mettono in luce più quanto ci si annoia prima nell’ascolto, questo non aiutato tanto nemmeno da ciò che viene proposto a volte, un po’ come con la TV, migliaia di canali come offerta, e poi non sai cosa vedere, o finisci per guardare sempre quei 3 canali al massimo. La proposta musicale è condizionata dal ritmo altissimo di quello che ci gira intorno, e quindi da una parte la qualità che merita tempo ne paga un po’, e le orecchie dei meno curiosi si adeguano sempre più spesso all’offerta.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Secondo me nell’aspetto musicale, le nuove tecnologie sono un importante aiuto per i musicisti per farsi scoprire, ma che è solo un primo passo per farsi conoscere.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Parlando da ascoltatore, penso che il confine siamo noi, con la nostra curiosità. L’Indie offre qualità e un panorama musicale ampio e molto vario, e da musicista penso che richieda una bella componente di coraggio e quelle che io riassumo nelle mie 3P Progetto, Pazienza e Perseveranza per auto prodursi e riuscire a farsi ascoltare. Il mainstream inteso come musica di consumo, porta alle nostre orecchie qualcosa di tecnicamente valido e sicuramente di qualità, ma secondo me un po’ più pilotato dalle tendenze e da ciò che può monetizzare di più. Quando un indie arriva ad avere l’opportunità di riuscire a farsi ascoltare anche all’interno del mainstream è tanta roba! Ma è ancora Indie? Forse sì se poi continua riuscendo a non conformarsi mantenendo la sua coerenza, anche a rischio di perdere quota.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Personalmente lo trovo utile e coinvolgente, specialmente per chi è agli inizi di un progetto musicale. Penso che sia utile, ma che non basti per riuscire ad arrivare lontano. L’importanza di incontrare sul tuo percorso qualcuno di importante, preparato, onesto e che creda in te mettendosi in gioco con te, rimane indispensabile. Questo unito al Crowdfunding può essere una strategia di partenza vincente, anche perché se sogni da solo, il tuo sogno può diventare un’illusione, ma se si sogna in tanti, allora quel sogno può diventare realtà.