Il portale della musica Indie italiana

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco? 

Tra un ristorante con un menù elegante e raffinato ma dei piatti mediocri e una trattoria con tre cose su un menù detto a voce, ma cucinate a regola d’arte, quale scegliereste? Purtroppo vorrei rispondere così ma non sarebbe del tutto vero. Un buon disco senza nessuno che lo ascolta è come un grido nel deserto, e allo stesso modo una montagna di like ma 10 persone al concerto non rispecchierebbero esattamente le aspettative. Il fan base (o LA fan base? Boh?) va costruita con persone che davvero apprezzano quello che fai; sono i tuoi primi fans, sono quelli che hanno ascoltato le tue demo, i tuoi provini, le tue prime esibizioni e nonostante tutto sono ancora là, pronte a seguirti e a convincere altre persone ad ascoltarti e a venderti come una bella sorpresa. Il web è la diretta conseguenza: prima giravano le cassette e farle arrivare già a qualche chilometro da casa era un’avventura; oggi puoi pubblicare qualsiasi cosa, farla arrivare dall’altra parte del mondo e avere un riscontro il giorno stesso. Se il prodotto è valido, se il tuo primo fan sei tu, se sei disposto ad investire tutto te stesso con sincerità, qualcosa prima o poi esce, allora cominci a pubblicare cose, chi già ti conosce ti sponsorizza davvero perché gli piaci e non perché sei suo amico, chi non ti conosce comincia ad ascoltarti, a condividere il tuo lavoro, se non sta troppo lontano da te viene pure al tuo concerto e ti dice: “bravo, ti seguo da quando hai pubblicato il tuo primo disco e ho messo like!”. Ecco cosa conta di più.

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Se fai musica veramente, se è il tuo amore, il tuo lavoro, la tua fonte di reddito, la cosa per cui ti sacrifichi tutta la vita, o sei matto, o sei un musicista. Essere musicista è il lato negativo del fare musica: ogni tua emozione è amplificata, positiva o negativa che sia, non riesci più ad ascoltare un brano senza analisi, critica, visione tecnica, ogni posto dove vai diventa potenzialmente buono per un concerto e quando hai una famiglia, spera bene che possano condividere la tua passione con te, sennò diventa ancora più negativo! Il lato positivo? Che hai sempre voglia di suonare, di lavorare e di produrre… perché i soldi che guadagni non ti bastano mai!

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Negli anni passati e forse anche oggi, la politica è stata spesso presente nella musica, a volte come sponsor, altre come boia. Ogni artista è anche una persona e come tale ha le sue idee. Sta a lui se renderle pubbliche o meno, a suo rischio e pericolo, chiaramente. Ogni idea ha diritto di essere espressa, a patto però che si accettino le conseguenze: Lennon ha parlato, Hendrix ha parlato, Bono ha parlato, Guccini ha parlato, il primo maggio parla ogni anno, e anche Zalone ha parlato in tempi recenti.  Ad alcuni è andata bene, ad altri meno, ma ognuno era responsabile per se stesso. Per quanto mi riguarda, non ho artisticamente bisogno di parlare di politica quindi non lo faccio, ma lungi da me il condannare chi lo fa. 

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Che spesso c’è troppo business e poca music. La musica fa girare il soldo, ovviamente questo porta ricavi (e spese), ma il prodotto spesso e volentieri ne risente. Per fare soldi si vende ciò che è più vendibile, poco importa se è di qualità triviale o se manca poco perché sfoci nel trash, basta vendere. Quindi l’ascoltatore è sommerso da una bella percentuale di robaccia, che tra l’altro non ha neanche bisogno di combattere con la roba davvero buona perché i canali culturali sono moribondi e di musica vera ne sono piene le strade ma carenti i mainstream.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le tecnologie aiuterebbero in maniera molto evidente se il rapporto tra i musicisti e il pubblico fosse di uno a una folla. Ad oggi tutti sono musicisti, tutti producono qualcosa, tutti pubblicano qualcosa e questi qualcosa si perdono nella mischia della montagna dei qualcosa, tra i qualcosa validi e i qualcosa pessimi. Chi ha il tempo di ascoltare, di valutare, di scegliere? Ti prendi quello che capita, o molto più spesso, quello che il mainstream vuole che tu scelga. Coi canali attuali, fare una pubblicità è facilissimo, sponsorizzare una serata lo è ancora di più, tanto quanto lo è mandare degli inviti che inevitabilmente si perdono nella rete. Tutto è facile oggi, siamo tanti, facciamo in tanti le stesse cose. Se non fosse solamente che siamo quasi più dei nostri clienti e che avvicinandoci, ne noi ne loro sappiamo più riconoscere il quadro dalla copia.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Le clausole sul contratto. Almeno per la stragrande maggioranza. Più hai libertà di esprimerti, più sei te stesso, più sei slegato dalla logica commerciale, più sei indie. Più vincoli, più nomi tra i crediti dei brani, più riflettori, più soldi, più sei mainstream.

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

E perché no? Puoi pubblicare un assaggio di quello che fai, promettendo dei ringraziamenti o dei premi a chi vorrà aiutarti a realizzare il tuo progetto; i tuoi amici ascolteranno quello che proponi e lo proporranno ad altri. Magari con pochi soldi ciascuno, un bel po’ di persone possono davvero aiutarti a realizzare il tuo progetto. Non è vietato chiedere aiuto.