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Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

L’acchiappafantasmi è il singolo apripista di Itaca, l’album che uscirà nella primavera del 2019. Il pezzo vuole condensare in tre minuti circa, quello che è stato un processo processo psicanalitico durato anni: quindi direi che quello che ci ha ispirato maggiormente è stato un forte senso dell’umorismo!

Quali sono le vostre principali influenze?

Siamo in tre e ciascuno con il proprio bagaglio di ascolti: novità, classici e divinità tutelari. Raramente quando facciamo delle trasferte in auto siamo d’accordo su cosa ascoltare.

Come nascono i vostri brani?

Inaspettatamente. Sono scintile che tendono a cogliere di sorpresa: può accadere in sala prove e coinvolgerci assieme o interessarci singolarmente. Così nel primo caso da un riff di chitarra, una linea di basso o un ritmo improvvisati, danno il via ad un rincorrersi di idee comuni. Come in una sorta di staffetta, ci si passa il testimone fino al traguardo. Quando la canzone ti cerca o tu la devi cercare (perché il resto, senza, non è abbastanza), allora il medesimo impulso creativo si trasforma in una successione di accordi ed una melodia che possano funzionare bene eseguite anche solo a voce e chitarra. Con un whatsapp si scomoda la tranquillità dei propri soci in modo da potersi trovare il prima possibile in sala prove per poter arrangiare il pezzo. Allora comincia la magia, e le cose spesso, si trasformano definitivamente.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Un buon disco sempre, su questa cosa non trattiamo.

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Se prevede la garanzia di non venire semplificati in modo da poter essere rinchiusi in una definizione, allora si! Siamo stra-indie.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Ne siamo completamente allo scuro, viviamo di ingenuità musicale!

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Che tipo di tecnologie? Se avvicinare musicisti e pubblico significa avere la possibilità di caricare quindici secondi di filmato della band in sala prove e ottenere in tempo reale, o quasi, uno scambio di musica e sensazioni, allora, viva le tecnologie sempre.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

La libertà.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Utile ma indubbiamente insufficiente per ottemperare alle esigenze strettamente economiche implicite nella realizzazione, produzione e pubblicazione di un lavoro discografico.

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