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Dodi Battaglia è un artista di cui essere orgogliosi. Oltre ad essere nelle fila di una band come i Pooh, Donato Battaglia, classe 1951, ha collaborato con artisti come Vasco, Gino Paoli, Enrico Ruggeri, Tommy Emmanuel ecc. Nel 1981 la rivista Stern lo nomina “Miglior Chitarrista Europeo” e 5 anni più tardi la critica lo nomina “Miglior Chitarrista Italiano” Attualmente è in tour con “Perle”, progetto che lo vede riproporre alcuni dei brani più nascosti dei Pooh. Lo abbiamo incontrato per parlare di musica, mode del momento e di un viaggio in macchina con l’amico Giorgio Faletti.

Perle è il tuo nuovo tour che vede protagonisti i brani più rari del repertorio dei Pooh. Come hai selezionato le canzoni in scaletta?

Perle è un’idea mia ma forse sarebbe meglio dire che è un’idea di tutte le persone che sono venute ai nostri concerti nel corso degli anni. Sono loro che all’uscita di ogni live mi chiedevano perché non avessimo inserito in scaletta alcuni di questi brani meno noti. Quando ognuno di noi è stato libero di fare le proprie scelte, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Con i miei collaboratori sono andato a risentire alcuni di questi brani e li ho trovati di una bellezza, di una profondità e di una poesia, da cui traspare il lavoro di Negrini (N.d.r. Valerio Negrini, paroliere dei Pooh scomparso nel 2013) che era capace di dipingere quasi un’immagine nei suoi testi. Andando a riascoltare questi brani, ho fatto questa lista e abbiamo iniziato a organizzare il tour. E’ stato un lungo lavoro perché sono quasi 40 brani che non suonavo più da tanto tempo.

Così è nato questo tour che ho soprannominato “S.O.” che sta per Sold Out data la risposta del pubblico. Io ho fatto parecchi tour ma per esempio, Milano è stata un’esperienza fortissima con biglietti esauriti già mesi prima della data e un successo enorme, cosa che si sta confermando in tutta Italia. Sono contento anche perché vedo la commozione che colpisce molte delle persone in sala.

Come hai affrontato gli arrangiamenti dei brani? Sei rimasto fedele all’originale?

Ci sono state due scuole di pensiero. La prima è che alcune cose vanno rispettate pedissequamente perché rappresentano anche il momento storico in cui sono state concepite. Però in certi casi, come ad esempio “Cercami” che è il brano trainante di questo tour, i brani sembrano essere stati scritti di recente, quindi mi sono chiesto perché non riarrangiarli come fossero dei brani nuovi. L’arrangiamento di “Cercami” per esempio è moto attuale e sta raccogliendo parecchi consensi.

Sei un chitarrista estremamente affermato. Come hai sviluppato la tua personalissima tecnica?

Quella è una serie di informazioni che ho iniziato ad acquisire quando ero ragazzino. E’ iniziato tutto quando ho iniziato ad ascoltare i Beatles e altri. E’ un’evoluzione che non si ferma mai. Bisogna cercare sempre di imparare, mai di insegnare anche se nel corso degli anni ho fatto molti seminari in cui ho cercato di condividere il mio approccio alla musica. Pensando a tutte le esperienze che ho fatto da Vasco a Faletti a Gino Paoli o Enrico Ruggeri non saprei dirti quale mi ha lasciato più delle altre ma tutte vanno a finire nello stesso calderone che è Dodi Battaglia alla chitarra.

Che ruolo ha la chitarra nella musica odierna?

C’è da dire che il livello dei chitarristi si è molto alzato, grazie alle scuole di musica che ai miei tempi erano poche. Non ultimo il web che permette di far imparare i primi accordi anche stando a casa, quindi in modo più semplice. Il livello è più alto in generale ma mancano le grandi stelle del firmamento. Nonostante i talent, oggi una nuova Mina o un nuovo Celentano o dei nuovi Pooh, emerge fuori perché il grande talento viene fuori comunque.

Cosa ne pensi dei talent?

E’ un sistema di fare spettacolo, o almeno di provarci, riconosciuto in tutto il mondo. I trend vanno rispettati per quello che sono. Credo che i ragazzi, soprattutto quando sono così giovani, andrebbero fatti maturare. In passato veniva dato il tempo ai giovani di maturare per diventare i grandi artisti che noi conosciamo. Oggi ti danno una possibilità a 16 anni e se ti va male quella, sei rovinato. Bisogna essere pronti. In passato i contratti discografici erano perlomeno di 3 anni. Una casa discografica  faceva su un artista un investimento nel tempo, ad oggi si gioca tutto sul primo singolo.

Quali sono stati i maggiori cambiamenti che hai notato nel mondo della musica dai tuoi esordi ad oggi?

Il primo è che non esiste più la discografia. Dove sono i discografici disposti a investire su un artista per i prossimi tre anni? E’ tutto un mordi e fuggi. Non esistendo più la discografia sono venuti a decadere gli investimenti e oggi è tutto legato mediamente alla televisione. E’ la TV che fa la parte del leone. Quando io ho iniziato a fare musica, c’erano artisti anche non belli in modo canonico, prendi Dalla per esempio. Ad oggi il look e l’immagine sono importantissimi, tanto che mi chiedo se un Lucio Dalla oggi riuscirebbe a “bucare lo schermo” come fanno altri, indipendentemente dal fatto che facciano o meno una bella canzone.

Cosa ne pensi di questa nuova scena indie?

Qui e là c’è qualcosa che mi piace. L’artista indipendente deve trovare un media che lo conforti. E’ una cosa difficile perché sia radio che TV hanno input ben precisi su chi è dentro e chi è fuori. L’indipendente può emergere solo grazie al suo lavoro fatto di serate, concerti, promozione, grande talento e ostinazione.

Come vivi il rapporto con i social?

Ho un rapporto di benevolenza con il social. Devo dire però che vedo in giro canali Facebook che pullulano di migliaia di adepti finti. Oggigiorno si comprano anche i followers. E’ una cosa che trovo molto triste. E’ la realtà virtuale che supera la realtà vera. Io cerco di conservare un rapporto quasi quotidiano con i miei followers. Non mi interessa avere una pagina piena di persone a cui non interessa il mio lavoro. E’ una cosa che la mia mente, se vuoi antiquata, rifiuta. Per me è un discorso di onestà che poi si vede nel ritorno a livello di pubblico. Tutti i concerti che ho fatto per questo tour, li ho fatti di fronte a diverse centinaia di persone.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

E’ tale e tanto l’interesse del pubblico per questo tour e per questi brani, che abbiamo deciso di registrare il live del tour di “Perle” e il disco uscirà per la metà di Marzo. Al disco verrà aggiunto un singolo il cui testo è stato scritto con Giorgio Faletti. Lui era un mio carissimo amico e questo testo è nato un giorno che eravamo in macchina insieme. Devo dire che è un progetto che mi entusiasma perché è un testo di una bellezza infinita.

Che strumentazione stai adottando per questo tour?

Da un po’ di tempo mi porto in giro un Kemper in cui ho campionato i miei suoni. E’ stato un lavoro di profilazione durato 2 anni. A questo abbino la mia Fender Custom Shop e la mia Maton. E’ una strumentazione molto essenziale perché questo è un tour che deve arrivare al cuore delle persone. Gli effetti mirabolanti distoglierebbero l’attenzione dalla profondità di questi brani.

Un consiglio a chi vuole farsi strada nel mondo della musica?

Beh primissima cosa è di essere certi di avere gli attributi, la forza, l’energia, la grande passione. Queste cose vincono sempre su tutto e in qualsiasi situazione, indipendentemente dal campo scelto. Il secondo consiglio è quello di uscire, confrontarsi, andare ai concerti e guardare il vostro pubblico negli occhi. La loro reazione, i loro sguardi, vi guideranno. La musica è comunicazione e non si può prescindere dal fare comunicazione quando si fa musica. Il computer è un ottimo aiuto ma la musica è comunicazione umana.