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I Segreti sono una band nata a Parma che, dopo il primo EP omonimo, pubblicato nel 2015, sta portando in tour il disco di esordio. Abbiamo incontrato il cantante e tastierista della band Angelo Zanoletti per un’amichevole chiacchierata.

Ciao, avete pubblicato da poco il vostro disco di esordio “Qualunque cosa sia”, vuoi presentarlo ai nostri lettori?

Certo! Si tratta di un disco pubblicato a Ottobre, composto da 8 brani che includono brani nuovi e vecchi. Attualmente lo stiamo portando in giro e saremo in tour fino a Febbraio. Posso dirti che certamente è un disco che ci piace.

Come nascono i vostri brani a livello compositivo? 

Solitamente io compongo la maggior parte dei brani, piano e voce. A volte mi aiuto con qualche base al pc ma in generale poi li arrangiamo tutti insieme. In questo modo i brani prendono una direzione su cui siamo tutti d’accordo e nell’arrangiamento cerchiamo di mettere in luce i punti forti delle canzoni.

Avete suonato in molti concerti e aperto anche per nomi importanti. Vi piace la dimensione live? 

Sì, il live ci piace e credo sia la dimensione reale della musica. Tra le varie fasi non è quella che preferisco perché io ho sempre un po’ di paura dei live, anche se poi passa una volta che sono sul palco.

Quanto conta oggi il social per una band emergente?

Oggi come oggi è un mezzo fondamentale. Ovviamente dipende dal pubblico a cui ci si rivolge. La nostra musica è più rivolta ai giovani che non agli adulti. Noi gli diamo la giusta importanza, ovviamente la cosa più importante deve essere il contenuto artistico. Devono esserci le canzoni.

In questo momento è importante poi capire chi val e chi no.

Vi riconoscete come gruppo “indie”?

Noi in realtà abbiamo sempre fatto questo pop con venature autorali. Non è una cosa che abbiamo deciso a tavolino per allinearci al momento. In generale ci definiamo più che altro “pop”.

Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato?

Ce en sono diversi. Nel fare il disco, a livello di produzione almeno, sicuramente gli Ex-otago e anche i Thegiornalisti con “Fuoricampo”. A livello di testi invece sono più legato alla “vecchia guardia”, De Gregori per esempio.

Avete mai considerato di partecipare a un talent show?

Ne abbiamo parlato ma non pensiamo di essere tagliati per quel tipo di spettacolo. Non che sia sbagliato tentare ma non è una cosa per cui ci sentiamo portati. E’ un tipo di vetrina che non ci interessa, rischia di far perdere la bellezza di fare le cose poco alla volta, che è ciò che stiamo cercando di fare noi, un live alla volta.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?

Positivo sicuramente la crescita. Adesso siamo più lucidi nel fare le cose. Ad esempio i live inizialmente erano più “casuali”, adesso lo affrontiamo con più concezione. Sugli aspetti negativi, è più soggettivo. Io per esempio patisco fare le interviste video e in generale non sono molto a mio agio con l’immagine.

Cosa ne pensate del crowdfunding?

Noi lo avevamo fatto un paio di anni fa per il nostro disco. Non ho un’opinione precisa in merito ma credo sia utile.

Avete notato differenze nel modo di vivere il live a seconda delle città che avete toccato?

Di sicuro cambia a seconda della città in cui ti trovi. In alcuni posti il pubblico è più attivo e quindi il live diventa più coinvolgente. In altre si tratta questa cosa va costruita quindi diventa più difficile ma non bisogna abbattersi. Sono situazioni comunque molto utili e formative. Secondo me c’è ancora parecchia attenzione per i live. Il pubblico ha bisogno di fidarsi di un gruppo e tocca a noi trovare il modo di creare quella fiducia.