Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Il nostro ultimo lavoro si chiama “Incubi senza horror”, è un album composto da 11 brani ed uscirà a febbraio 2019. Il 15 novembre è uscito il primo singolo “Un viaggio infinito” presente su tutti i digital store esistenti. L’ispirazione è figlia delle problematiche dei nostri tempi, ma anche di viaggi onirici interiori e invenzioni metaforiche improbabili. La musica nasce da lunghissime jam session in sala prove, interminabili escursioni soniche che ci proiettano in territori sonori inaspettati…

Quali sono le vostre principali influenze?

Non partiamo mai da cose prestabilite, come dicevamo prima, ci immergiamo in un turbine di note che si incastrano man mano, ci eclissiamo dalla realtà entrando nella nostra miglior dimensione, la nostra alchimia. Spesso anche nei live improvvisiamo intere canzoni… forse questo potrebbe accumunarci a band anni ‘70, figlie di suite musicali tanto care al Prog… ma anche a cose più recenti, escursioni sonore vicine a generi come il post rock, con aggiunta di testi in lingua madre che potrebbero ricordare un certo cantautorato italiano “non convenzionale”.

Come nascono i vostri brani?

Tutti e 5 i membri della band interagiscono nella composizione, ognuno incide con il proprio background, come una somma di piccole parti che vanno a formare un intero risultato finale …ore ed ore di improvvisazioni.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Contano entrambe le cose. Il grande ascoltatore o esperto musicale vive di buona musica, acquista ancora album, il profano invece, o ascoltatore “usa e getta”, si sofferma più sull’aspetto pratico, da importanza anche ai like su una pagina, e magari si lascia influenzare sugli ascolti…

Vi riconoscete nella definizione di artisti indie?

Se per “indie” si intende una certa filosofia musicale, o identifica il termine in una abbreviazione della parola “indipendente” allora SI. Se è una catalogazione del genere tanto in voga oggi, cioè una rivisitazione di certe sonorità pop anni ‘80 NO.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Oggi esistono due tipi di musicisti:

1- chi suona perché vede la musica ancora come forma d’arte, compone ciò che realmente gli piace infischiandosene del mondo mainstream

2- chi suona perché vede la musica come lavoro, compone ciò che piace alla massa infischiandosene del mondo indipendente…

In entrambi i casi bisogna sbrorsare soldi di tasca propria, tantissimi, ma solo all’inizio per l’ipotesi 2, e pochi ma continuamente per l’ipotesi 1

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Pensiamo che sopratutto i social abbiano avvicinato moltissimo gli artisti al proprio pubblico…

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

L’indie diventa mainstream quando smette di essere indie, basta ascoltare i primi album di tantissimi artisti e i lavori dopo aver apposto la firma su contratti major per capirlo… ma pensiamo sia anche il classico percorso del passaggio da semi sconosciuti a idoli… è sempre stato così, si entra in un mondo dove l’artista deve piegarsi a determinate leggi, la massa non si piegherà mai a dei semi sconosciuti…

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Personalmente ci siamo sempre autofinanziati, ma non abbiamo nulla contro chi usufruisce di certi meccanismi. E’ un’ottima opportunità per chi ha talento ma non ha risorse liquide per poter incidere album, ci viene da pensare agli studenti…