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La cosa che mi colpisce sempre di Jason Becker è la forza di volontà.

L’entusiasmo che lo spinge a continuare, a non mollare mai.

Un vero e proprio esempio, mi verrebbe da dire.

Noto chitarrista elettrico degli anni ’80, Jason ha suonato con David Lee Roth, Marty Friedman (amico di sempre) e ha lasciato un’impronta indelebile nella musica strumentale con il suo album “A little ain’t enough” del 1991. Purtroppo all’epoca gli era già stata diagnosticata la SLA e, stando ai dottori, di lì a poco Jason si sarebbe spento.

Invece no. Jason non molla, mai.

La malattia gli impedisce di suonare ovviamente ma il padre, programmatore, ha creato un sistema che legge i movimenti dei suoi occhi e li traduce. Grazie a questo sistema Jason non solo comunica, ma compone.

La sua battaglia per la vita è stata anche oggetto del docu-film “Jason Becker: Not dead yet”.

Oggi il chitarrista pubblica un nuovo album “Triumphant Hearts”, al quale partecipano Steve Vai, Joe Satriani, Marty Friedman, Uli John Roth, Guthrie Govan, Steve Morse, Paul Gilbert e molti altri.

Tutti al servizio delle nuove composizioni di questo artista che dichiara: “Alcune persone si sentono dispiaciute per me, e lo capisco. Ciononostante mi sento fortunato. Non mi manca più suonare la chitarra. Ovviamente è dato dalla contingenza, ma sono grato per molto altro. Sono circondato da persone che mi vogliono bene e posso ancora fare musica.”