Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Principalmente l’esigenza di esprimere e lanciare una riflessione sulla contemporaneità che anche nei suoi meccanismi più generali, più grandi, influisce sul quotidiano e sulle relazioni di ognuno di noi. Per quanto riguarda l’aspetto strettamente sonoro, in quest’ultimo lavoro, come anche nei precedenti, il sound cercato cerca di rappresentare la traduzione di una confusione che permea la nostra generazione arrivando a integrare rumore impattante e melodie vocali.

Quali sono le vostre principali influenze?

La scena alternativa e cantautorale italiana ( Giorgio Canali, Afterhours, Marlene Kuntz, Ministri ), noise rock/no wave ( Swans, Sonic Youth ), “robaccia” anni 90 ( Smashing Pumpkins, Dinosaur Jr. ), post rock/shoegaze ( Mogwai, My Bloody Valentine, Bark Psychosis )

Come nascono i brani?

Generalmente Davide porta dei riff di chitarra accompagnati dal cantato. Poi in sala prove aggiungiamo basso e batteria e costruiamo la dinamica dei pezzi e le sonorità cercando di accompagnare al meglio il significato del testo.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Sicuramente troviamo più importante produrre un buon disco sentito e ricco di contenuti oltre che tecnicamente valido, ma siamo perfettamente consci che una pagina facebook con molti like aiuta a farsi pubblicità, recuperare date live e avere una fanbase.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Gli aspetti positivi sono diversi, e sono tanti. Per esempio, la possibilità di esercitare la propria creatività e valvola di sfogo, sia concettuale che fisica, che la musica può dare, è una sensazione unica ed è molto soddisfacente vedere quando un tuo brano regala delle emozioni. Anche quelli negativi non sono pochi, e per noi, alcuni sono più legati al fatto che sembra sempre più difficile suonare fuori dalla sala prove.

Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Si, assolutamente, ma non necessariamente di stampo partitico. Facciamo riferimento a una politica di stampo aristotelico perché pensiamo che essa faccia parte di tutti gli aspetti della vita di un individuo. Quindi anche all’interno di un testo non esplicitamente politico si ritrovano dei contenuti che trattano temi che le appartengono, come per esempio i rapporti di genere, questioni sociali, la povertà; in un qualche modo anche la depressione ha degli aspetti politici, in quanto spesso è la manifestazione di un disagio legato a tematiche sociali.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Non lo conosciamo abbastanza per poter giudicare.. Ci facciamo più che altro i business nostri (ridono)

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o hanno distanziato gli uni dagli altri?

Sicuramente danno maggiore facilità nello scoprire e conoscere nuovi artisti e viceversa, ma dall’altro lato, forse, forniscono una conoscenza frammentaria del lavoro completo degli stessi. Per esempio gli album non vengono più ascoltati integralmente a favore dei singoli che popolano le playlist.

Qual è il confine tra indie e mainstream?

Quando il termine indie è nato la differenza era netta, descriveva una sottocultura musicale indipendente sia dal punto di vista economico che artistico. Ci sembra che ultimamente il termine indie spesso assuma tutt’altro significato, descrivendo qualcosa che invece indie non è. Forse viene chiamato così perché si rifà all’indie originario nell’estetica e nelle sonorità, ma ha snaturato la condizione di indipendenza che abbiamo sottolineato.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Probabilmente può essere utile anche per mantenere quella condizione indie della domanda precedente favorendo un rapporto con il pubblico che sostiene in modo diretto e partecipe l’artista preferito, ma anche no perché alla fine non avendolo mai utilizzato ne sappiamo poco e niente.