Il portale della musica Indie italiana

Attivi dal 2007, gli Street Clerks sono una band che ha fatto parecchia strada. Dalle esibizioni in apertura a Caparezza, Bennato, Brunori Sas e Meganoidi fino alla trasmissione televisiva “E poi c’è Cattelan”, in cui sono la resident band. Li abbiamo incontrati per parlare del loro ultimo disco, del mondo della tv e di quello della musica.

1-Parlateci di “Com’è andata la rivoluzione?”, il vostro nuovo disco. Cosa ha ispirato la composizione?

Il singolo “Rivolù” parla del nostro rapporto con la musica, un po’ nostalgico perché ci ricorda il nostro inizio nel mondo della musica. Il disco è stato scritto in due anni, ci abbiamo lavorato tutti insieme provando a scrivere canzoni, senza paletti. E’ un disco molto vario, sia per temi che per suoni. Questa è un conseguenza dell’aver suonato in molti contesti diversi, come la trasmissione con Cattelan. E’ un disco più elettrico rispetto al precedente ed è presente l’influenza di ognuno di noi.

2-Come nascono i brani?

Solitamente nascono da uno di noi che scrive una prima idea, che viene poi in sala elaborata da tutta la band.

3-Quanto ha influito nella carriera della band la partecipazione ad un talent? E’ un’esperienza che consigliate?

La consigliamo solo se la si affronta sapendo a cosa si va incontro, ossia un vortice mediatico in cui conta solo lo show e la musica è in secondo piano. E’ un’esperienza che va affrontata con consapevolezza, perché può portare anche a fare scelte sbagliate o a seguire consigli non adatti. Noi volevamo metterci in gioco ma sapevamo che la nostra dimensione era quella di una band che vuole suonare live. Certamente è una vetrina importante e collaudata ma che va affrontata anche son leggerezza, perché la musica va anche vissuta con leggerezza.

4-In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

La pagina serve ma noi siamo fortemente convinti che un buon disco conti ancora più di qualsiasi altra cosa.

5-Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Crediamo che ognuno ha diritto a dire quello che vuole. Mi viene in mente De André, che ha composto capolavori schierati politicamente. Non credo sia giusto o sbagliato schierarsi. Prendere posizione su un problema sociale è una cosa quantomeno intelligente. Se qualcuno sente il bisogno di esprimersi su una questione, è giusto che lo faccia. Per noi la libertà di espressione è al primo posto.

6-Come vivete il rapporto con i social?

E’ praticamente un lavoro in più. Da una parte è divertente ma dall’altra, se si vuole avere una presenza sui social, bisognerebbe fare un lavoro che però noi prendiamo un po’ alla leggera. Siamo di una generazione che non è nata con i cellulari in mano quindi pubblichiamo qualcosa ma non ci prestiamo un’eccessiva attenzione. Il live resta sempre il modo migliore di farsi conoscere.

7-Vi riconoscete nella definizione di band indie?

Beh ognuno di noi ha il suo rapporto con la musica. In questo momento non si riesce a distinguere molto bene cosa è indie e cosa no. E’ sicuramente un’ondata che è venuta dal basso e che ci piace. All’interno di questo movimento ci sono persone che hanno una scrittura molto interessante, che utilizzano un linguaggio nuovo, quindi più difficile da collocare. Ed è una gran cosa. Ovviamente poi ci sono artisti che sale sul carrozzone, senza portare nulla di nuovo. Vedremo cosa rimarrà o cosa no. Noi siamo una band un po’ anomale, quindi non sappiamo dire se ne facciamo parte. Siamo molto coinvolti in una dimensione molto televisiva e dobbiamo trovare ancora una nostra collocazione. Non che la cosa si manchi, ma è una cosa che dobbiamo ancora trovare. Il pubblico dei nostri live ci percepisce in modo diverso rispetto a chi ci vede solo in tv.

8-Un artista con cui vorreste collaborare?

Beh noi abbiamo già avuto la fortuna di collaborare con Robbie Williams, anche se solo per due minuti. Questa moda del featuring è anche frutto dei social network. Molti artisti si conoscono tramite i social e avviano così una collaborazione. Il nostro sogno sarebbe stato John Lennon ma ahimè…

9-Cosa consigliate a chi vuole intraprendere la carriera musicale?

E’ difficile. Il consiglio migliore che possiamo dare è semplicemente quello di coltivare il rapporto con il proprio strumento, approfondire, suonare. Sono tutte cose che, se si ha quella scintilla, si fanno in modo naturale.