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Si torna a parlare di Copyright e stavolta nel mirino ci sono gli esercizi commerciali.

Stando ad uno studio condotto da Nielsen Musica, nella maggior parte degli esercizi commerciali, gli esercenti utilizzano il loro account privato per trasmettere musica di sottofondo.

Questo utilizzo prevede un buco di oltre 20 miliardi nei diritti d’autore che, in caso di utilizzo in luoghi pubblici, hanno regole e tariffe differenti.

Lo studio sottolinea come sia necessario trovare un sistema di streaming B2B più convincente per gli esercenti.

Come sostiene Andreas Liffgarden, ex dirigente Spotify e attuale co-fondatore di Soundtrack your brand “serve una maggior educazione nel settore musicale”.

Se da una parte c’è un locale che, per sua stessa ammissione, trae utilità e profitto dal diffondere musica all’interno del suo esercizio, dall’altra c’è l’industria che applica tariffe diverse a seconda che la diffusione sia privata o pubblica.

In mezzo però c’è un artista che quella musica l’ha scritta e che resta imbrigliato in mezzo ad un sistema che non è in grado di valorizzare la sua arte, ma a cui non può sottrarsi.

Speriamo si riesca a trovare un giusto modo di far funzionare questa (e tante altre) situazioni per il meglio, evitando di arrivare a sostituire la “musica di sottofondo” con il silenzio.