Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Le letture, gli ascolti musicali, le sfumature della vita e un gusto malsano per il pessimismo.

Quali sono le vostre principali influenze?

Ci piace tutto ciò che è sperimentale, dai Beatles a Battisti, passando dagli Area e i King Crimson.

Come nascono i vostri brani?

Dal desiderio di condivisione. Che poi è il fondamento del fare musica. E poi anche da un bel po’ di birra, discussioni, epifanie e letture malinconiche.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Dipende probabilmente a che pubblico ci si riferisce. Ma a noi piace pensare (sognatori!) che uno sia condizione dell’altra, e quindi avere buona musica porti ad avere seguito anche sui social.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Ci si diverte, ma poi quando vai a mangiarti il kebbabb con i tuoi amici dopo le prove ti ricordi che hai poco tempo da dedicare alla cosa più importante: avere un indeterminato.

Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Inizialmente volevamo chiamarci Pensione Togliatti. Prossima domanda.

Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Difficile da dire: molto frazionato, attraversato da mode passeggere e saturo sino al collasso, e quando tutti urlano è come se nessuno dicesse niente. Anche noi stiamo faticosamente cercando di farci amicizia. Staremo a vedere.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Non crediamo che siano le tecnologie ad avvicinare o allontanare il pubblico. Sono i revival a rovinare la musica, i cantanti che non vanno mai in pensione, i vocoder come stilemi.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Tommaso ci insegna che non esistono più limiti. Noi però vorremmo rimetterne qualcuno. Snob? Forse.

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

Noi sinora lo abbiamo evitato, ci sembrava di chiedere preventivamente agli ascoltatori una fiducia che ci piacerebbe guadagnarci. Ma non abbiamo pregiudizi.