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Non c’è più posto al 21 di Via Po a Torino, sede del Blah Blah, sabato sera.

La coda arriva fin fuori dal locale e non ci vuole molto prima che un cartello con scritto “sold out” blocchi la possibilità di ingresso ai molti radunatisi per il live di Giorgio Canali.

Prima di lui si esibisce Esma, che apre lo show con la sua nuova band.

Canali sale subito dopo, da solo.

Di lui colpisce la naturalezza con cui “indossa” il palco.

Senza clamore, senza manierismi. Il palco e quella chitarra gli stanno addosso come la maglietta con la scritta “merda” che sfoggia spesso.

Giusto il tempo di sistemare l’asta del microfono e si parte con “Orfani dei cieli”.

“Come se avessimo bisogno di un’altra canone di merda con la pioggia dentro”, canta il sessantenne punk-rocker di Predappio.

Segue “Piove”, tratto dall’ultimo, notevole “11 canzoni di merda con la pioggia dentro”.

I brani si alternano con naturalezza. Canali beve un po’ di vino, brinda, accorda la chitarra, raddrizza l’asta una, due, tre volte e alla fine bestemmia. Quell’asta non vuole proprio dargli una mano stasera.

Ma non importa. Lui va avanti. Con la sua loop station registra un giro di accordi, ci canta sopra, ci suona sopra e la forza dei brani dell’ex CCCP resta intatta anche senza band.

Prima di attaccare “Fuochi supplementari” ci autorizza anche ad accendere gli accendini “Anche se la cosa di solito mi fa incazzare come una bestia”.

“L’autoironia è una parte fondamentale del mio carattere” mi aveva detto durante la nostra intervista.

Il concerto si chiude con il classico “Nuvole senza Messico” e chissà quale magia, fa sì che ancora si canti.