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Polistrumentista, compositore, producer, Filippo Bubbico ha appena pubblicato il suo disco di esordio “Sun village”, edito da Workin’ Label.

Parlaci di “Sun Village”, il tuo disco di esordio. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Sun Village nasce attraverso un processo spontaneo di raccolta materiale compositivo. Nessun intento premeditato si cela dietro la creazione di questo lavoro discografico! Poco meno di due anni fa mi sono reso conto di avere nel computer una serie di brani dal forte minimo comune multiplo: un paesaggio sonoro omogeneo e dal carattere onirico. Tutto nasce per caso!

Quali sono le tue principali influenze?

Riconosco Russell Ferrante come una delle mie più grandi influenze così come riconosco la grande influenza di Louis Cole, per me è un genio assoluto; sicuramente mi hanno dato tanto anche i Verdena e Bjork per non parlare dei maestri che ho avuto il piacere di incontrare in questi anni: Fabrizio Puglisi e Greg Burk. Ed infine, ma non ultimi, i miei genitori.

Come nascono i tuoi brani?

La nascita di un brano può avvenire in qualsiasi momento! Durante una jam con gli amici, durante un momento di intimità nella mia stanza o durante una session di studio al pianoforte o qualsiasi altro strumento. Sicuramente il lavorare duro e perseverare nel tentativo di creare qualcosa è una chiave importante, cercare ogni giorno di fare qualcosa di diverso ed uscire dai propri schemi.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Facile! Sicuramente un buon disco, singolo o ep che sia, la pagina facebook non conta niente se la musica non vale.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Infiniti aspetti positivi e neanche un aspetto negativo! D’altronde l’unico aspetto negativo che salta di solito all’occhio delle persone riguardo il fare il musicista nella vita è quella riguardante l’aspetto economico ma io nel fare musica ed avendo a che fare con musicisti straordinari mi sento una persona ricchissima.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Non credo che un’artista debba niente, men che meno schierarsi politicamente. Cerco di contribuire alla vita sociale e di nutrire il mio ideale di pace con il mio lavoro; credo che ogni artista faccia più o meno questo.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

È un bel periodo nel quale spesso la gente si mette in proprio; internet sta dando sempre più grandi possibilità di emergere nell’indipendenza. La musica in questo senso è docente di meritocrazia!

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

È un discorso complesso ma credo che se utilizzate nel modo corretto e ponderato queste tecnologie non possano altro che aiutare il meccanismo di avvicinamento tra questi due. Che poi alla fine sono sempre e solo i concerti la chiave di tutto, l’unico vero mezzo per coinvolgere il pubblico FINO IN FONDO.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Chi sta con una major e chi invece fa da se? Non so. Forse non so rispondere a questa domanda, ma comunque auguro tanto successo a tutte le band indie di questo paese.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Credo sia un modo molto utile ed intelligente per crearsi le basi economiche alla realizzazione di un prodotto costoso in termini di fondi e fatica!

Foto credit: Ilenia Tesoro