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Abbiamo incontrato Emilio Stella, cantautore che ha pubblicato lo scorso 14 Settembre l’album “Suonato”, edito dalla Goodfellas.

Parlaci del tuo ultimo lavoro. Cosa ti ha ispirato nella composizione?

Nella composizione dell’album l’ispirazione l’ho presa dal quotidiano, dalle esperienze, dalle riflessioni più intime, dalle persone che incontro, dalla vita in generale

Quali sono le tue principali influenze?

Musicalmente chi mi hanno influenzato i cantautori come Rino Gaetano,De Gregori, De Andrè, Gaber, Dalla. Ma anche Califano, Gabriella Ferri. Ce ne sono davvero tanti.

Come nascono i tuoi brani? 

Non esiste una regola. A volte nasce da un giro di chitarra, altre da una frase. Capita anche che durante la giornata mi viene in mente un’aria che mi ispira qualcosa da dire. È sempre e comunque una specie di magia che non si spiega.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Per me conta sicuramente di più un buon disco, anche se poi serve anche un seguito che possa apprezzarlo. In questo senso il web, i social, sono uno strumento utile.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo è che non ci sono aspetti negativi se ami quello che fai. Ci possono essere situazioni antipatiche di contorno ma questo accade in ogni lavoro. La passione ti fa superare ogni cosa.

Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Non credo che un’artista debba schierarsi per forza. Approvo chi lo fa perché siamo persone libere o che comunque aspirano alla libertà. In linea di massima credo che l’arte non abbia bandiere ma credo anche che ogni volta che parliamo tra di noi, che esprimiamo dei concetti condividendoli, in qualche modo stiamo facendo politica.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Che il mercato impone determinate regole che in molti assecondano facendo morire il talento.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Credo che nelle nuove tecnologie ci siano entrambi gli aspetti a caratterizzare il rapporto tra pubblico e musicisti, nel senso che aiutano a farsi conoscere ma allo stesso tempo, rendono la musica liquida, fruibile in maniera talmente semplice, che per tanti andare ad un concerto può essere superfluo.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Ormai si fa molta confusione, sopratutto sulla definizione di Indie. Ricordo che non è un genere musicale come credono in tanti ma è solo una parolina che serve a rappresentare un’artista indipendente. Ormai comunque il confine secondo me non esiste più nel momento in cui un indipendente fa gli stessi numeri di un prodotto mainstream.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Sì, penso possa essere uno strumento molto utile, soprattutto all’inizio.